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The group started out in 2003 with rock/blues influences and then ventured on more progressive-rock music environments, with the long, creative and important contribution of drummer and friend Carlo "Bred'of" Colombini.

3 self-produced demos

2 albums + 1 Radio Edit edition:
"Lip and Tremble"
"Lip and Tremble Radio Edit"
"Lady Psyché and her Heart Mechanix"

During a setting period new songs were written, the band then re-started with drummer Luca Pontoglio. After live performances, inspiring trips around the world and constant rehearsals until 2007, tantalizing ideas for a new album arose.

Back together in December 2009, the band released "Lady Psyché and her Heart Mechanix" on december 12th 2010.
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Italy
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Maschio
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  • 19 Apr 2012

    Happy birthday Guru

    È disponibile on-line il nostro nuovo breve EP "Happy birthday Guru" contenente due brani strumentali per video pubblicitari / Our new short EP "Happy birthday Guru" containing two soundtracks for commercials is now available on-line:


    Released April 19th 2012
    "Happy birthday Guru" by GLEAM 
    Recorded in March-April 2012 at "Il Covo della Conversazione" and "Black Bananas Studio", Brescia, Italy 

    Music by GLEAM 
    Recorded and Mixed by GLEAM 
    Mixing overview and Mastering by Andrea Gipponi 
    Music supervision by Ermanno Guida for REDIGITAL snc

    I due pezzi "Afterwork canvas" e "Night tissue" saranno il tema musicale di altrettante pubblicità (by REDIGITAL snc) presto disponibili in rete. Entrambi i pezzi sono scaricabili in mp3 dalla nostra pagina MUSIC. / Both the songs "Afterwork canvas" and "Night tissue" will be the musical theme of two commercials (by REDIGITAL snc) soon on-line. The two mp3s are downloadable from our MUSIC page.
       
  • 1 Mar 2012

    Lucio uno di noi

    Lucio, mi hai accompagnato con le tue genialate musicali dalle elementari ad oggi.
    Quante volte ho sbraitato i tuoi pezzi in macchina a volumi stellari senza mai poter raggiungere le vette maestose della tua estensione vocale grandiosa, quante volte i tuoi pezzi sono stati colonna sonora dei momenti migliori, di quelli che contano; io e il Nelly che urlavamo "Balla, balla, ballerino" sgasando macchina e voce come anche su "Nuvolari", "Futura", "Anna e Marco", "Cara", "La sera dei miracoli" e qualche altro milione di poesie accompagnate da musica di gusto, classe, tecnicismo e stile estremo - sei andato molto oltre la musica leggera, un gradino sopra a tutti; e vogliam parlare di quante volte "Lunedì Cinema" mi ha introdotto da bambino alle serate in pantofole davanti ai film dei tardi anni '80?

    "Di più, muoviti più fretta di più, benedettaaaaaaaaaaa!!!!!!!!!
    più su, nel silenzio tra le nuvole, più su
    che si arriva alla luna, sì la luna
    ma non è bella come te questa luna
    è una sottana americana
    Allora su mettendoci di fianco, più su
    guida tu che sono stanco, più su
    in mezzo ai razzi e a un batticuore, più su
    son sicuro che c'e' il sole
    ma che sole è un cappello di ghiaccio
    questo sole è una catena di ferro
    senza amore, amore, amore, amore."


    Esiste un modo migliore di descrivere un amplesso disperato e animale?
    "in mezzo ai razzi e a un batticuore" ...ma come cazzo ti è venuto in mente, Lucio?

    Lucio, arrivavi impazzito direttamente alla pancia di chi ascoltava e ci rimanevi senza sforzo fino alla fine di ogni pezzo, non ti smuovevi da lì, traducendo emozioni sincere, bastarde ed energiche affinché tutti potessero farne esperienza, stupendosene.

    E il tuo sax?
    E il tuo cazzo di saaaax?
    Che piombava angelico e sexy a completare paradigmi di melodia a descrizione dell'umano, del sordido, dello sbagliato, del vero, a violentare le chiusure dei pezzi con lunghi lamenti malinconici prolungati e ad appoggiare il cantato con tante piccole precise punture di creazione armonica decisamente monella e inattesa.

    IIIILLL TTUUUOOO ROCOOOOOOO!!!!!! Rocooooo di gola da uomo di mare, d'esperienza e probabilmente errante ed errato nei dettagli, con l'espressività di un mostro di femminilità, meschinità, lirismo, passione e gelosia.

    "Quando corre Nuvolari mette paura…
    perché il motore è feroce mentre taglia ruggendo la PIANURAAAAAAAAAAAàAHAHAHAA"


    Altro che rock, altro che limitati zappatori che spaccano chitarre elettriche su palchi di atteggiamento e moda, a te la distorsione non serviva, quelle maledette urla lanciate verso gli inferi e verso le budella schiaffeggiavano autoritarie la normalità qualunque dell'ascoltatore qualsiasi.

    "se io fossi un angelo, non starei nelle processioni
    nelle scatole dei presepi
    starei seduto fumando una marlboro
    al dolce fresco delle siepi"


    ESATTOOOOooooOOO Lucio, un angelo deve contemplare, non deve starsene in vetrina, deve assistere alla bellezza del creato, cogitando, valutando: ma chi altro ha detto nella musica italiana una cosa tanto giusta e in un modo così semplice e comprensibile a tutti?

    "Tu corri dietro al vento e sembri una farfalla
    e con quanto sentimento ti blocchi e guardi la mia spalla
    se hai paura a andar lontano, puoi volarmi nella mano"


    Lucio eri il top, nessuno mai canterà come te,
    il più grande artista musicale italiano dell'ultimo secolo.
    E si fotta questa onesta tristezza, ora mi sguinzaglio "Mambo" nelle orecchie e impazzisco come la prima volta, perchè io,
    Lucio,
    ti ascolterò per tutta la vita, porca puttana.

    Grazie.
       
  • 5 Nov 2011

    SEVEN Radio Edit (o "Il Moncherino di Seven")

    E mettiamo in rete 'sta Seven "Radio Edit" version... è stata in panchina per un po', adesso un bel sonoro "Kissenefrega!!" convinto e facciamo scaricare aggratis questo monkerinoh di canzone.

    <p><p><p><p><a href="http://gleam.bandcamp.com/track/seven-radio-edit">Seven (Radio Edit) by GLEAM</a></p></p></p></p>

    Per aggiungere una breve descrizione, si tratta di un grezzo stupro di una canzone di 6 minuti abbondanti ad opera di una delle solite radio(line) atteggiate che se superi i 3:30 con un pezzo ti denunciano per rischio di eccesso di concetti. L'unica cosa in cui è migliorata la canzone originale è senza dubbio il processo di Mastering: ovvero il volume è più alto.

    Mah, a me i tagli selvaggi non convincono mai. Ok, quella originale era prolissa, se ne può parlare, ma una via di mezzo forse era più indicata... roba vecchia, chìssene.

    Oggi voglia zero di tradurre.


    SEVEN Radio Edit Version,
    it's shorter than the original,
    it plays louder,
    I just don't like it*

    it's free

    *: I mean, I like it only when I don't have the time to really "listen" to any music or whenever I'm thinking of something else while listening, so it's better than the original version 'coz it all ends sooner. That's quite a quality for a song, when it's not ashamed to quickly kill itself; it ought to happen more often - just turn on the radio and realize.
       
  • 19 Oct 2011

    A Lady Psyché review from UK


    GLEAM are an interesting duo in their way, swinging from broad pop-rock choruses which wouldn’t be out of place on a U2 or ToTo album (please contain your vomit, chipmunk-like*, in your cheeks for the moment) to Jarvis Cocker mumble-verses, angular Talking Heads-esque breaks, and Zeppelin-like drum-drum-tumbles. (Yes, you can swallow that chunky vomit back down now, save it for another time**).

    This Italian duo do their best to make the most out of listening to too much grunge when they were younger. Yet Lady Psyché And Her Heart Mechanix suffers from obligatory soaring vocal movements and a little bit too much of School of Rock’s school of plumbing*** (hint: it involves the kitchen sink). It would be more than enough to shuffle along with a mumble and a whisper and then thunder out the guitar-line.

    Stand-out track Blond Purslane is so reminiscent something with a foot firmly in 80’s non-synth-pop; a pleasant respite amongst the attempts of HUGENESS elsewhere on the album. 

    It all feels like the songs are strong, but hobbled by production, everything gets a little lost in the chunky mush of noise. Take them out of the studio and put them on a live stage with only a guitar, a drum set and a kazoo and I’m sure we’d have struck gold.



    I GLEAM sono un duo interessante a modo loro, oscillante tra ampi ritornelli pop-rock che non risulterebbero fuori luogo in un album degli U2 o dei Toto (si prega di contenere il vomito, tipo Cip & Ciop a bocca piena*, tenetelo nelle guance per il momento) e versi borbottanti alla Jarvis Cocker, stacchi spigolosi stile Talking Heads e capitomboli di batterie alla Zeppelin. (Sì, potete ora ingoiare quel vomito stopposo, tenetelo per un'altra volta**).

    Questo duo italiano fa del suo meglio per tirar fuori il massimo dall'ascolto di troppo grunge quando erano più giovani. Eppure, Lady Psyché and her Heart Mechanix soffre di movimenti vocali altissimi e di un po' troppa sovrabbondanza di suoni come se fossero obbligati a rispettare gli standard del rock convenzionale di massa***. Sarebbe più che sufficiente trascinare borbottii e sussurri per un po' e poi fare tuonare il tema di chitarra.

    Il brano di spicco Blond Purslane rappresenta una forte reminiscenza di un qualcosa con un piede ben saldo nel non-synth-pop degli anni '80; una piacevole pausa tra tentativi di IMMENSITA' presenti altrove nell'album.

    Tutto fa intuire che le canzoni siano forti, ma azzoppate dalla produzione, tutto diventa un po' perso in un ammasso di rumore. Tiratele fuori dallo studio e portatele su un palco dal vivo con solo una chitarra, una batteria e un kazoo e sono sicuro che saranno di grande successo.

    ---------------

    *: Nota di traduzione: L'espressione "Chipmunk-like" non è solamente bella, è sensazionale. Però era difficilissima da tradurre. In poche parole, il "Chipmunk" è lo scoiattolo striato americano e i nostri Cip & Ciop sono esattamente due Chipmunk; l'immagine degli scoiattoli striati a bocca piena con le guance gonfie a rappresentare il vomito trattenuto è veramente da Pulitzer. Questa scelta e il resto della prosa dell'articolo rendono questa recensione una delle meglio scritte che abbiamo ricevuto. Bravi questi inglesi, non a caso il loro paese ha contribuito con quanto di più unico e fondamentale ci sia mai stato nell'ambito della musica moderna.

    **: Nota di traduzione: Cazzo, li adoro...

    ***: Nota di traduzione: Non vi dico il disastro per tradurre questa parte; forse questo punto non era scritto così bene. Abbiamo persino dovuto scomodare il nostro Lyrics Supervisor Bryan dall'Alaska e il suo saggio assistente Zool dall'Iowa... e anche loro erano in difficoltà!

       
  • 5 Oct 2011

    END POLIO NOW (Rotary International) - Music by GLEAM

    Dal Giornale di Brescia (5 ottobre 2011)

    Articolo completo:

    Un video e una canzone contro la poliomielite. Succede a Roma, grazie al Rotary International, ma gli artisti coinvolti sono tutti bresciani: il regista del video - "End Polio Now" il titolo, identico a quello dell'iniziativa che nel febbraio 2011 tra Palazzo Poli e la Fontana di Trevi ha visto impegnati testimonial come Roberto Giacobbo e Maria Grazia Cucinotta - è Ermanno Guida, che ha di recente lavorato al film "Et in terra pax"; la canzone e colonna sonora del video è dei GLEAM, singolare compagine rock della nostra città.
    Il brano in questione si intitola Frantic touches, lucid dreams e fa parte di “Lady Psyché and her Heart Mechanix”, seconda prova discografica del gruppo. Passati quattro anni dal precedente “Lip and tremble”, in cui erano emerse dipendenza da modelli ma anche nuove idee e tanta voglia di distinguersi, il nuovo album è sbocciato dai viaggi dei GLEAM tra Stati Uniti, Africa, Regno Unito e Irlanda, tappe di vita diventate avventura creativa. Riannodati i fili dell’intesa musicale, Andrea Salerni – voce, chitarrista e tastierista del gruppo – e il bassista Davide Gozio, con le batterie incise da Andrea Perini, hanno registrato sotto la supervisione di Andrea Gipponi dieci tracce originali cantate in inglese, spumeggiante vortice di esperienze e sperimentazioni.
    Il risultato è un disco di buon livello, polifonia di stili, registri e linguaggi in bilico tra i sussulti incontrollabili delle “meccaniche del cuore” e occhiate taglienti su ipocrisie e falsi miti della modernità. Non c’è paura di osare: l’iniziale Berber Dance è un parlato di sei minuti, collage di paesaggi marocchini appoggiato su un basso sinuoso; la conclusiva Twentynine Palms attraversa atmosfere digitali con suoni ruvidi e singhiozzanti aritmie. In mezzo, tanta musica e frammenti di racconto, dagli echi cinematografici di Out of sync e Blond Purslane, sogni di porcellana in punta di chitarra, alle tempeste elettriche di Feeling lazy. Se qualche traccia ancora rimane imbrigliata in soluzioni prevedibili, personalità e tratti originali emergono con decisione nelle due canzoni più riuscite dell’album: Sugarless, fiume in piena in cui annegano cinismo ed emozione, visioni senza tempo e scatenata velocità e proprio l’onirica Frantic diventata colonna sonora di "End Polio Now", brano in cui si respira il desiderio di raccontare storie, dipingere sogni, imbrattare di note pagine di diario e angoli di mappamondo.
    “Lady Psyché and her Heart Mechanix” è scaricabile dal sito www.gleamstation.com. Il video "End Polio Now" è disponibile su Youtube.

    Andrea Faini
    Giornale di Brescia
    ----


    Full article:


    A video and a song against poliomyelitis. It all happens in Rome, thanks to Rotary International, but all artists involved are from Brescia: the director of the video – “End Polio Now” the title, identical to the name of the initiative that in February 2011 nearby Palazzo Poli and Trevi Fountain saw testimonials such as Roberto Giacobbo and Maria Grazia Cucinotta – is Ermanno Guida, who recently worked at the movie “Et in terra pax”;  the song and video soundtrack is by GLEAM, peculiar rock band of our city.
    The song in question is entitled Frantic touches, lucid dreams and is part of “Lady Psyché and her Heart Mechanix”, the second discographical test of the band. Four years after the previous “Lip and Tremble”, in which some dependence on models emerged, together with new ideas and a lot of will to stand out for themselves, the new album blossomed from the journeys of GLEAM in the US, Africa, UK and Ireland, lots of legs of life turned into a creative adventure.
    Once renewed the mutual musical bonds, Andrea Salerni – vocals, guitar, keyboard – and bass guitarist Davide Gozio, with drums recorded by Andrea Perini, breeded under the supervision of Andrea Gipponi ten original tracks in english, sparkling whirls of experiences and experimentations.
    The outcome is a good quality album, a polyphony of styles, ranges and languages hovered about the unrestrainable wriggles of the “heart mechanix” and about the sharp glances at hypocrisy and at many fake myths of modernity. They’re not afraid to dare: the opening song Berber dance is a six minutes spoken song, patchwork of Moroccan landscapes leaning on a sinuous bass line; the closing song Twentynine Palms crosses digital atmospheres with coarse sounds and sobbing arrhythmias. Between the two latter, a lot of music and fragments of stories, from the cinematographic echoes of Out of sync and Blond Purslane, dreams made of porcelain standing on the tips of guitar strings, to the electrical storms of Feeling lazy. Although some tracks are still entangled in predictable solutions, personality and original traits definitely come out in the most well-made songs of the album: Sugarless, river in flood in which cynicism and emotions are drowned, timeless visions and unchained rapidity and the oneiric Frantic, the one that became the soundtrack of “End Polio Now”, track betraying a genuine wish to tell stories, to depict dreams, to stain with musical notes pages of a diary and corners of a globe.
    “Lady Psyché and her Heart Mechanix” is downloadable from the site www.gleamstation.com. The video “End Polio Now” is available on Youtube.

    Andrea Faini
    Giornale di Brescia
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    END POLIO NOW - Music by GLEAM

       
  • 3 Oct 2011

    Interview by "When the music is over"



    This duo decided to be fully exhaustive and told us everything about the project ‘GLEAM’, so I guess there is not introduction needed, just taste the album ’Lady Psyché and her Heart Mechanix’ via bandcamp and go under the cut to get to know them:

    <p><p><p><p><p><a href="http://gleam.bandcamp.com/album/lady-psych-and-her-heart-mechanix">Lady Psyché and her Heart Mechanix by GLEAM</a></p></p></p></p></p>
    Introduce the band to somebody who’s never heard of you:

    We’re a duo and played together for about 7 years, we started from being a cover band then found out nothing’s more satisfying than bringing a new song into being, then another, then another. That’s what we do, just try to sum up feelings in melodic locutions aiming first for something predictable in order to change it right away into “the second idea”; in other words, once we get to the first idea (the one that comes natural when attempting to jot something down), that’s systematically eliminated to leave proper room for the second idea, which unfailingly turns out to be more interesting; and that second invention is what we once called “The Gleam” and that eventually kind of helps to avoid writing something that’s been already heard – or at least that’s the purpose. We never look for a pre-determined genre: first comes the message, then the mood, later the choice between indie, alternative, blues, new wave, weird stuff, space, british and whatever else style of rock/pop that better fits the lyrics.

    Three words to describe your sound:

    Catchy, yearning, compulsive. (if they had to be four, the forth would have been: “uncompromising”; if they had to be five, the fifth would have been… ah… “immature” and that’s probably enough for now)

    Artists who influenced your music:

    U2, Radiohead, Stevie Ray Vaughan, Coldplay, Led Zeppelin, Mike Oldfield, Pink Floyd, Vangelis, Foo fighters, Air… many more.

    What are you up to at the moment:

    We’re working on getting our last album “Lady Psyché and her Heart Mechanix” reviewed as much as possible, we’re also looking for ideas for new song videos, while composing a few fresh tracks for a new album yet to be released.

    Where else we can find you on the Net:


    Tell us something nobody knows yet, tell us something exclusive:

    Well, we’re about to launch a brand new collaboration with a renowned organization through the video of a campaign of theirs (soon on youtube). A song out of our last album Frantic touches, lucid dreams” was used as music theme for that video.

    Interview by Electra Morrison

       
  • 12 Sep 2011

    "Tenebrosi ma, allo stesso tempo, onirici": Il parere di "Saltinaria.it"


    Tenebrosi ma, allo stesso tempo, onirici: questa è la descrizione pefetta per “Lady Psyché And Her Heart Mechanix”, nuovo album dei GLEAM, duo bresciano dietro il quale si celano Andrea Salerni e Davide Gozio.

    L’atmosfera si addensa leggera e suadente tra sensazioni anni ottanta morbide e generazionali e soluzioni che grandi hanno fatto gli anni novanta; ecco che il viaggio che i GLEAM propongono sembra toccare varie coste: la new wave più personale e introspettiva, un certo sentimento dark decadente, il grunge più romantico e sentimentale, attenti a non perdere di vista il senso del percorso tracciato all’inizio del discorso.

    Funziona molto la voce di Andrea Salerni: profonda, convincente, vera, mai banale; i brani si susseguono senza intoppi, testimoniando un bisogno espressivo reale e sentito.

    Brani come “Blond Purslane”, “Sugarless” e “Souls of Africa” mi convincono particolarmente per la capacità dei due di riformulare il tutto verso una chiave espressiva non innovativa, ma personale: una sorta di collage emotivo fedele al sentire quotidiano del duo.

    Credo che su questo lavoro si possano costruire le fondamenta di un futuro importante, peccato che l’album non sia sempre impeccabile dal punto di vista della produzione, una maggiore attenzione avrebbe giovato notevolmente al percorso tracciato dai GLEAM.

    Per il momento ci siamo: da qualche parte bisogna pur cominciare, e la loro partenza non è certo da buttare via!

    TRACKLIST:
    1. Berber Dance
    2. Feeling Lazy
    3. Out Of Sync
    4. Blond Purslane
    5. Arrogance
    6. Frantic Touches, Lucid Dreams
    7. Sugarless
    8. Souls Of Africa
    9. Awful Voter
    10. Twentynine Palms

    GLEAM sono:
    Andrea Salerni: voce, chitarra, piano
    Davide Gozio: basso

    Articolo di: Giuseppe Gioia
    Grazie a: Gleam
    Sul web: www.gleamstation.com - www.myspace.com/gleamstation



    Gloomy but, at the same time, dreamy: this is the perfect description for “Lady Psyché And Her Heart Mechanix”, the new album by GLEAM, rock duo from Brescia behind which Andrea Salerni and Davide Gozio stand.

    The atmosphere thickens lightly and softly in mellow and generational sensations from the 80's and solutions that made the 90's so great; here the journey that GLEAM put forward seems to be willing to touch various shores: the most personal and introspective new wave, some decadent dark impressions, the most romantic and sentimental grunge, careful not to lose sight of the meaning of the path delineated at the beginning of the matter.

    What works pretty well is Andrea Salerni's voice: deep, convincing, true, never trivial; all songs follow one another smoothly, while witnessing an authentic and sincere expressive need.

    Tracks such as “Blond Purslane”, “Sugarless” and “Souls of Africa” particularly convinced me for the duo's ability to rephrase the whole thing towards a non-innovative expressive key, but still personal: sort of an emotional patchwork in line with the everyday feelings of the duo.

    I believe the basis for an important future are built on this work, too bad the album is not always flawless from the production point of view, a little more attention would have done considerable good to the path outlined by GLEAM.

    For the moment we're getting there: you've got to start from somewhere, and their start is surely not to be sneezed at!

    TRACKLIST:
    1. Berber Dance
    2. Feeling Lazy
    3. Out Of Sync
    4. Blond Purslane
    5. Arrogance
    6. Frantic Touches, Lucid Dreams
    7. Sugarless
    8. Souls Of Africa
    9. Awful Voter
    10. Twentynine Palms

    GLEAM are:
    Andrea Salerni: vocals, guitar, piano
    Davide Gozio: bass guitar

    Article by: Giuseppe Gioia
    Thanks to: GLEAM
    On the web: www.gleamstation.com - www.myspace.com/gleamstation


       
  • 5 Sep 2011

    CRITICA ALLA CRITICA: la nostra risposta alla recensione di "Extra! Music Magazine"

    Alle recensioni non si deve rispondere. Che siano negative o positive. E infatti non abbiamo mai risposto prima di oggi. Quando gli errori, le inesattezze, le follie di spelling sono numerose e quando ci vengono messe in bocca frasi che non abbiamo mai dichiarato, crediamo che sia doveroso scrivere delle precisazioni, per evitare di far credere agli sventurati che si trovino a leggere la recensione in oggetto che siamo d’accordo con quanto scritto e che quanto scritto riflette ciò che siamo.
    Tradotto in sintesi: quando è troppo, è troppo.
    Abbiamo sempre pubblicato tutto, anche le recensioni negative (e ci mancherebbe). Le recensioni più utili sono quelle negative; quelle positive e osannanti sono di grande soddisfazione ma di scarsissima utilità – non si impara niente dagli elogi. Desideriamo pubblicare comunque una recensione (del 26 agosto) non di certo buona, ma in più commenteremo nel merito l'analisi di Extra! Music Magazine e in particolare della sua autrice Martina Consoli.

    Il titolo della recensione pubblicata è il seguente:
    Gleam
    Lady Psichè and Her Heart Machine
    2011
    CD autoprodotto
    Martina Consoli
    Già il titolo della recensione mostra uno spelling imbarazzante, oserei dire irrispettoso nei confronti di chi sceglie di battezzare un album in un determinato modo. Dietro ai titoli di canzoni e raccolte di canzoni c'è un ragionamento – c’è qualcuno che ha investito del tempo per concepire un’idea. Chi storpia titoli (per qualsiasi motivo, mai sufficientemente importante), storpia i ragionamenti, quindi i concetti; e vale tanto per i "Pearl Jam" (che essendo famosi meritano rispetto) quanto per gli "Sfigati Emergenti Sig Nessuno" (che non essendo famosi meritano comunque rispetto).

    La recensione inizia in questo modo:
    "Musica per diletto, facciamoci compagnia per un paio d’ore in qualche bar in centro, i bresciani Gleam non avanzano nessuna pretesa circa il loro album intitolato “Lady Psyché And Her Heart Machinex”."
    Ancora una volta la sventurata autrice mette maiuscole a caso ed inventa vocaboli singolari (per lei evidentemente le maiuscole non hanno un significato, come nemmeno lo spelling). Divertentissima l’incongruenza col titolo del suo articolo: "Psichè" diventa "Psyché", accenti al contrario e una “i” che diventa “y” – lei stessa sbaglia due volte il titolo dell’album all’interno dello suo articolo (ma non può fare “copia e incolla” così l’errore c’è ma é soltanto uno?!). Questa volta ci azzecca, la seconda parola del titolo è finalmente corretta, due tentativi, niente male; tuttavia sorge naturale una domanda: chiunque può sbagliare titoli a piacere su questa rivista senza che nessuno costituisca un filtro nell’iter di pubblicazione?
    E vogliamo parlare di “Her Heart Machinex”? Ma cos’è un Machinex? Se lo sarà chiesto l'autrice? Un nuovo modello di frullatore? Un eroe dei Transformers o un personaggio di Matrix? Nel titolo della SUA recensione l’autrice non usava “Machinex” ma “Machine” (entrambi sbagliati, non vi preoccupate). Quindi prima si parte da “Her Heart Machine” (la sua macchina del cuore) e si arriva a “Her Heart Machinex” (il suo Machinex del cuore).
    Il MITICO MACHINEX! Una sorta di amico del cuore dall’intelligenza meccanico-artificiale che ha una relazione (con però tanti attriti… soprattutto metallici essendo lui un Machinex) con la famossissima Lady Psichè (ma senza la y, perché il greco non conta un cazzo, vero?): evviva la science fiction.

    Chiariamo una cosa: il titolo dell’album è “Lady Psyché and her Heart Mechanix”, “La signora Psyché e le sue Meccaniche del Cuore”. Perché “Meccaniche del Cuore” è maiuscolo? Perché è il titolo di un libro; perché “and her” non è maiuscolo? Perché non ha alcun senso che lo sia.

    La recensione inizia quindi così:
    "Musica per diletto, facciamoci compagnia per un paio d’ore in qualche bar in centro, i bresciani Gleam non avanzano nessuna pretesa circa il loro album intitolato “Lady Psyché And Her Heart Machinex”. Costituiti da due membri, ‘Il Sale’ e ‘Dave Pàiza’, rispettivamente di professione ingegnere l’uno e commercialista l’altro, dichiarano testualmente: “tra una busta paga e l’altra affermiamo tutto quello che normalmente si può dire, lo diciamo in musica”."
    Su queste poche righe si potrebbe scrivere una tesi di laurea (ambito antropologico-burlesco ovviamente). Fantastico il “facciamoci compagnia per un paio d’ore in qualche bar in centro” e il “non avanzano alcuna pretesa”: dalla prime righe si nota il tono dispregiativo, come se “Musica per diletto”, come scrive la regina dello spelling, sia una concetto da disprezzare.
    E poi ancora una chicca, la critica musicale scrive:
    "dichiarano testualmente: “tra una busta paga e l’altra affermiamo tutto quello che normalmente si può dire, lo diciamo in musica”."
    Citando una nostra vecchia e superata biografia che invece recita:
    "tra una busta paga e l’altra affermiamo tutto quello che normalmente NON si può dire, lo diciamo in musica"
    I dettagli, ancora una volta fanno la differenza (sia per lo spelling che per il resto). La regina dello spelling si dimentica un “NON” grosso come una casa: “affermiamo in musica ciò che normalmente NON si può dire”. È tutto il contrario rispetto a quanto da lei scritto e pubblicato. La recensione però ormai ha scelto la sua impostazione, come già detto dispregiativa, partendo da questo assunto. Ma che cavolo di frase sarebbe “affermiamo tutto quello che si può dire, lo diciamo in musica”? Ma chi, oltre agli autori dei brani per X-Factor o forse a Miley Cyrus o ai Papaboys, potrebbe dire una cosa tanto grave e sputtanarsi in partenza con una dichiarazione che punta a screditare sé stessi piuttosto che presentarsi in modo dignitosamente controcorrente, alternativo, critico? E ancora una volta, perché nessuno della rivista “Extra! Music Magazine” controlla quello che questa signora scrive e poi pubblica?


    E poi si continua:
    "C’è da dire altresì che l’album è entrato ormai nel canale distributivo, primo o poi arriverà al fruitore finale a cui poco importa l’origine della musica che giunge alle sue orecchie, vuole semmai ascoltarla e decidere se soddisfa a pieno i suoi gusti. Considerato il lavoro che svolgono, si pensa che questo particolare non di certo trascurabile l’abbiano messo in conto."
    Confesso che non ho colto bene il nesso, questa frase è ai limiti dell'incomprensibile; però “primo o poi” è bellissimo. Non è bellissimo invece il concetto che passa: “al fruitore finale (l’ascoltatore, n.d.a.) poco importa l’origine della musica che giunge alle sue orecchie”. Forse a lei non interessa, a milioni di (orribilmente da lei definiti) “fruitori finali” interessa molto conoscere la musica prima di ascoltarla. Sapere di chi è la voce, da dove vengono le idee, se il sound sia riconducibile a questioni biografiche o a scelte commerciali. E poi cosa c’entra con il fatto che secondo lei noi “affermiamo tutto ciò che si può dire, in musica”? cosa c’entra che prima o poi verrà giudicato dall’ascoltatore? È ovvio che verrà giudicato da chi ascolta, come capita qualche miliardo di volte ogni giorno quando da qualsiasi parte del mondo qualcuno accende lo stereo e pensa “che merda questa musica” oppure “mi piacciono proprio questi!”. Ma che ovvietà è affermare che “il fruitore finale vuole ascoltare e decidere se soddisfa a pieno i suoi gusti” la musica che gli capita di ascoltare? Qualche altra banalità da aggiungere o può bastare?
    "Partendo da questa premessa ci si avvia all’ascolto dell’album, il quale proprio così d’intrattenimento non sembra, prevalgono testi contorti ed intricati di cui spesso non si riesce a capire quale sia il loro reale significato."
    Che l’album non sembri “proprio così d’intrattenimento” lo prendiamo davvero come un complimento. Certo è difficile trovare una definizione precisa di “album d’intrattenimento”: stiamo parlando di qualcosa di simile alla Macarena o ci possiamo avventurare fino ai Village People? Che prevalgano “testi contorti ed intricati” è assolutamente vero e siamo d’accordo con la critica su questo punto. Questo commento è arrivato da più fronti e da diversi “fruitori finali” (più leggo questa espressione più mi risulta agghiacciante). Alcuni madrelingua inglese hanno evidenziato l’eccessiva complessità, il lessico a tratti antiquato, quasi poetico (spiccio) che stride con la proverbiale e giustificabile “accessibilità” delle liriche del rock moderno; questo commento è obiettivamente corretto e ne stiamo già facendo tesoro per il prossimo album - e tuttavia, lo prendiamo, in parte, ancora come un complimento; tendenzialmente riteniamo più comprensibile criticare la pochezza espressiva rispetto alla ricercatezza, ma è senza dubbio vero che un’esagerata ricerca della terminologia complessa e datata può causare un eccessivo distacco dell’ascoltatore (o del “fruitore finale” come qualcuno disse).
    "Vari sono i generi esplorati dalla band: pop, rock, indie, blues, intrisi di melodie semplici ma talvolta scanzonate e poco orecchiabili."
    Sappiate che questo è l’unico richiamo ad un genere che viene fatto nella recensione; questa è stata infatti la recensione con meno riferimenti a generi e a band famose (che solitamente serve a far comprendere meglio al lettore di cosa si stia parlando...) che mai ci sia stata fatta. E questo è un forte fattore a sostegno della tesi per cui questa recensione nasconde una profonda inadeguatezza.

    Tra molte critiche positive ricevute nei mesi, ne sono ovviamente arrivate anche di negative; capita per esempio che il recensore di “rockambula.com” affermi:
    "Le canzoni non suonano vintage, suonano antiche."
    che il recensore di “sulpalco.com” affermi:
    "Decisamente di puro stampo anni ottanta e con sonorità anni novanta."
    che il recensore di “heartofglass.org” affermi:
    "l’aggiunta di un funk ancora imballato e avvolto in naftalina."
    e
    "Suggerimento: assolutamente potenziare le percussioni!"
    che il recensore di “Jamyourself.com” affermi:
    "un rock pacato, un po' sognante, amante delle sonorità di decenni fa, che mai si lascia andare completamente rimanendo sulle sue."
    Tutte queste critiche estremamente costruttive e comprensibili, sono sempre motivo di riflessione per noi. Molto spesso ci troviamo anche d’accordo e avevamo solamente bisogno che qualcuno ce lo dicesse. Così si fanno le recensioni, così si fa la critica.

    Poi la regina dello spelling prosegue:
    "Alcune delle canzoni sono il frutto di ispirazioni nate da viaggi compiuti dai due bresciani come “Berber Dance” e “Souls Of Africa” che rimandano al continente africano ed in particolare nella prima, il duo è riuscito a ricreare un’atmosfera dark e misteriosa inerente alla celebrazione di chissà quale rito magico. Altro paese citato è l’America, ben riuscite sono le descrizioni e i racconti di personaggi e luoghi conosciuti nella California che emergono da “29 Palms” in cui è interessante il soliloquio del songwriter che si chiede se dovrebbe scrivere un pezzo da hit destinato alle radio oppure se si può sbilanciare e magari mirare a qualcosa di diverso , “Frantic Touches, Lucid Dreams” che rende omaggio alla città di New York."
    Ammesso che “inerente alla celebrazione di chissà quale rito magico” non sia una presa in giro (e non crediamo lo sia), sembra che l’autrice qui ci faccia dei complimenti. E soprattutto, cosa che nessun altro prima aveva fatto, capisce e traduce perfettamente il senso della variazione di “Twentynine Palms” (“Twentynine Palms” è una cosa, mentre, come scrive lei “29 Palms” è un’altra, ma non faremo troppo i pignoli). Proprio perchè stiamo scrivendo una critica alla critica, se troviamo qualcosa di valido lo evidenziamo volentieri.

    Così l’autrice termina il suo pezzo:
    "Il resto dell’album procede sempre con le medesime melodie spesso incostanti e contorte, fin troppo stanche e ripetitive, l’ascoltatore si risveglia dall’assopimento solo alla nona traccia, “Awful Water”, in cui il ritmo sembra riacquistare un senso e il tempo musicale la compostezza che merita. E’ proprio questo pezzo che i Gleam dovrebbero tenere presente come punto di partenza per un eventuale prossimo album, a meno che non vorranno suonare solamente tra le quattro mura della loro casa."
    Ma quanti errori ci sono in questa recensione? un altro? sì, un altro! “Awful Water” non esiste e se esiste non è un nostro pezzo. Noi abbiamo scritto “Awful voter”. E’ una canzone a sfondo politico, si tratta di un “Terribile elettore”; se la critica musicale in questione parla di “Terribile cesso” o “Terribile acqua”, allora non ci siamo proprio. Ma rileggerli gli articoli, no? La critica ci suggerisce di ripartire da questo pezzo per un prossimo album, ovvero di preparare una decina di canzoni nello stile di “Awful voter”. Ora sveliamo un segreto alla regina dello spelling:
    "AWFUL VOTER" E’ UNA CANZONE PESSIMA!
    Se c’è un pezzo del quale non andiamo fieri, è proprio questo. E’ stato inserito nell’album solo perchè sentivamo il bisogno di inserire un brano tamarroide, ma non ci ha mai convinto, è nato lucidamente per essere banale e prevedibile (e infatti lo è), è di gran lunga il brano tra quelli del nostro ultimo album che più è legato a matrici preistoriche della musica (hard rock fine anni ‘80 / inizio anni ‘90), non ha nulla di pungente, nulla di speciale, nulla di particolare, nulla di sorprendente, nulla di nulla, il tempo è quello, la batteria è petulante e chiunque può capirla perchè è stata sentita qualche miliardo di volte nella storia del rock moderno: questo pezzo è l’anti-avanguardia, l’anti-novità, l’anti-creatività. Rimaniamo orgogliosi di tutti i pezzi dell’album, ma proprio questo, quello che la critica di Extra! Music Magazine ci consiglia di imitare per evitare di “suonare solamente tra le quattro mura della nostra casa” è quello col quale abbiamo provato di meno a far sentire qualcosa di nuovo. E dovremmo farli tutti così in futuro?

    E’ stato questo finale di recensione a farci capire che era il caso di scrivere una critica a questa critica. L’autrice della recensione è evidentemente abituata ad ascoltare un determinato genere musicale che lei ricerca nella musica che deve poi valutare, vuole i bei vecchi schemi (niente di male, per carità) e questa tesi trova prova, definitiva e irrevocabile, in questa frase:
    “Awful Water”, in cui il ritmo sembra riacquistare un senso e il tempo musicale la compostezza che merita”
    A lei piace la musica composta e allora non c’è davvero bisogno di altre spiegazioni. La critica musicale cerca schemi che corrispondano al suo gusto, tempi chiari, diritti e semplici, che la riconducano con l’ascolto alla musica che già conosce; ma per il prossimo album a noi di certo non interesserà in alcun modo comporre musica che già si conosce, quindi con il dovuto rispetto, non accoglieremo il consiglio di Extra! Music Magazine.

    direttamente dalle 4 mura della nostra casa, 
    all’interno delle quali suoneremo sempre
    (e su questo nemmeno noi abbiamo particolari dubbi) 
    felicemente ed orgogliosamente,

    Saluti
    GLEAM

    (Link all'articolo: Articolo Corretto in seguito alla nostra risposta)

    Nota delle 21.15:
    Dopo poche ore dalla pubblicazione del nostro post, l'articolo di Extra! Music Magazine è stato modificato per quanto riguarda gli errori di spelling e citazione. Quindi se non ritrovate nell'articolo originale gli errori di cui si parla in questa nostra risposta, non è perché in realtà non ci sono mai stati e noi siamo dei visionari che si divertono a prendere in giro "Regine dello spelling" varie, ma perché li hanno corretti non appena gli è stato segnalato il nostro articolo.

    Ringraziamo quindi Extra! Music Magazine per le tempestive correzioni.

    Questo l'articolo originale a cui si riferisce il nostro pezzo (quando l'abbiamo letto la prima volta era troppo bello e abbiam deciso di farne qualche copia e salvarne qualche screenshot...):
    Artista: "Gleam" 
    Titolo: "Lady Psichè and Her Heart Machine" 
    2011 
    CD autoprodotto 
    di Martina Consoli
    Musica per diletto, facciamoci compagnia per un paio d'ore in qualche bar in centro, i bresciani Gleam non avanzano nessuna pretesa circa il loro album intitolato "Lady Psychè And Her Heart Machinex". Costituiti da due membri, "Il Sale" e "Dave Pàiza", rispettivamente di professione ingegnere l'uno e commercialista l'altro, dichiarano testualmente: "tra una busta paga e l'altra affermiamo tutto quello che normalmente si può dire, lo diciamo in musica".C'è da dire altresì che l'album è entrato ormai nel canale distributivo, primo o poi arriverà al fruitore finale a cui poco importa l'origine della musica che giunge alle sue orecchie, vuole semmai ascoltarla e decidere se soddisfa a pieno i suoi gusti. Considerato il lavoro che svolgono, si pensa che questo particolare non di certo trascurabile l'abbiano messo in conto.Partendo da questa premessa ci si avvia  all'ascolto dell'album, il quale proprio così d'intrattenimento non sembra, prevalgono testi contorti ed intricati di cui spesso non si riesce a capire quale sia il loro reale significato. Vari sono i generi esplorati dalla band: pop, rock, indie, blues, intrisi di melodie semplici ma talvolta scanzonate e poco orecchiabili.  Alcune delle canzoni  sono il frutto di ispirazioni nate da viaggi compiuti  dai due bresciani come "Berber Dance" e "Souls Of Africa" che rimandano al continente africano ed in particolare nella prima, il duo è riuscito a ricreare un'atmosfera dark e misteriosa  inerente alla celebrazione di chissà quale rito magico. Altro paese citato è l'America, ben riuscite sono le descrizioni e i racconti di personaggi e luoghi conosciuti nella  California che emergono da "29 Palms" in cui è interessante il soliloquio del songwriter che si chiede se dovrebbe  scrivere un pezzo da hit destinato alle radio oppure se si può sbilanciare e magari mirare a qualcosa di diverso , "Frantic Touches, Lucid Dreams" che rende omaggio alla città di New York.Il resto dell'album procede sempre con le medesime melodie spesso incostanti e contorte, fin troppo stanche e ripetitive, l'ascoltatore si risveglia dall'assopimento solo alla nona traccia, "Awful Water", in cui il ritmo sembra riacquistare un senso e il tempo musicale la compostezza  che merita.  E' proprio  questo pezzo che i Gleam dovrebbero tenere presente come punto di partenza per un eventuale prossimo album, a meno che non vorranno suonare solamente tra le quattro mura della loro casa.
       
  • 24 Aug 2011
       
  • 2 Jul 2011

    Il parere di "Rockambula.com"

    I GLEAM sono un gruppo bresciano che ruota attorno ad Andrea Salerni e Davide Gozio, le due menti che ci propongono questo album dal titolo esoterico. I dieci brani scorrono senza intoppi, i suoni si alternano equilibrati e i ritornelli ben architettati aumentano il coefficiente di gradevolezza di ogni canzone.

    La questione che più mi sento di affrontare nell'analisi di questa band è il suono. So benissimo che i testi e i contenuti meriterebbero delle menzioni ma non riesco a non pensare al tipo di sonorità che i GLEAM tirano fuori. Le canzoni seguono tutte una precisa linea compositiva che si può ben delineare senza il rischio di confondersi. Quello che mi ha confuso maggiormente è la strumentazione e l'uso che se ne è fatto. Questo album potrebbe benissimo riportare una data collocabile all'interno del decennio dei Novanta. Le canzoni non suonano vintage, suonano antiche. I pianoforti, le doppie voci, gli arpeggi tenebrosi, la batteria in 4/4, gli organi hard rock (quelli proprio non li ho digeriti), sono tutti elementi che mi hanno portato a similitudini che di solito non faccio, consapevole del fatto che questa sarebbe la via più facile e divertente per etichettare un gruppo. Potrei dire i Suede più seri e gli Smashing Pumpkins più provinciali, ma forse neanche queste sentenze potrebbero darmi la sicurezza di aver capito le scelte sonore in Lady Psychè.

    I GLEAM tuttavia sono riusciti a confezionare dieci brani di buona fattura, manifestazione di una competenza compositiva che non posso mettere in dubbio. Il tempo, giudice severissimo, mi ha suggerito che queste belle canzoni sarebbero da spolverare, sarei curioso di ascoltarle nella loro veste live, magari per cogliere un po' di freschezza in più. Il disco è del 2010 e non posso non tenerne conto.


    The GLEAM are a band composed of Andrea Salerni and Davide Gozio, the two minds that offer us this esoteric titled album. The ten tracks flow smoothly, nicely balanced sounds and well planned alternated choruses increase the coefficient of pleasantness of each song.

    The question I would like to address in the analysis of this band is the sound. I know that the lyrics content would deserve mentions but I cannot help it but think about the kind of sound the GLEAM draw out. All songs follow a definite course of composition that you can draw well without the risk of being confused. What confused me the most is the instrumentation and the use of which it was made. This album could very well carry a date to be placed in the decade of the nineties. The songs do not sound vintage, they sound antique. The pianos, backing vocals, the dark arpeggios, the drums in 4/4, hard rock organs (I have not really digested these), are all factors that led me to the similarities that I don't usually do, aware of the fact that this would be the easiest and funniest to put a label on a group. I would say they resemble the most serious Suede and the more provincial Smashing Pumpkins, but perhaps not even these judgments could give me the security that I totally understood the choices of sound in Lady Psyché.

    The GLEAM, however, managed to pack ten good quality tracks, a manifestation of compositional skill that I can not doubt. Time, strict judge, suggested me that these songs should be dusted off, I would be curious to listen to them in their live versions, perhaps to pick up a little more freshness. This is a 2010 album and I can't ignore it.