Amorphis

CD

Eclipse

2006

Dati

Rilasciato Febbraio 2006
Formato CD
Tipo New Millennium / Past
Area Area Metal
Durata 41:47
Numero di dischi 1
Recensore Manuel
Genere Melodic Death Metal, Epic Metal

Recensione

Partiamo da lontano: le più floride culture europee hanno tutte un poema epico nazionale, solitamente costituito da materiale proveniente dalla tradizione orale medievale e canonizzato solo in epoca più tarda, nel XIX secolo, età del Romanticismo e della nascita dei valori della Nazione e del Volksgeist. Illustri intellettuali europei, di cui i più celebri sono sicuramente i fratelli Grimm, si dedicano anima e corpo al recupero dell’oralità e lo traspongono in maniera artistica su carta, imprimendolo una volta per tutte, coi suoi difetti, le sue pecche ma anche i suoi pregi. Imprigionare un patrimonio orale e, s’intende, pre-cristiano, in volumi e tomi dove ogni termine ha il suo peso e appartenenti a un’età che è cristiana già da tempo, è un’impresa affascinante ma molto complessa.

Giungiamo così alla Finlandia e al suo Kalevala. “Kalevala” è il titolo sotto il quale l’instancabile Elias Lönnrot, dopo aver viaggiato in lungo e largo il proprio paese alla ricerca di ciò che il suo popolo aveva tramandato per secoli e secoli tramite la narrazione da padre a figlio, “cuce” il patrimonio epico e fonda le basi, finalmente anche da un punto di vista editoriale, di quello che è e sarà sempre il poema epico nazionale dei Finni, forgiandolo in una lingua moderna che tenta di conservare anche gli arcaicismi e le suggestioni di epoche ben più lontane. Parlare di tutto il Kalevala è impossibile. Basti ricordare che è diviso in canti detti runot (plurale di “runo”, termine di manifesta origine germanica, collegato alla parola che tutti conosciamo “runa”, e che in finlandese significa anche “bisbigliare, dire sottovoce, mormorare”: palese è la connotazione magica che il termine, importato dall'antico islandese, conserva; non bisogna mai dimenticare che le rune non erano un alfabeto vero e proprio, ma un sistema pseudo-scrittorio fortemente connesso con l'uso magico e rituale nonché con un'unità significato-significante ormai quasi persa nelle lingue moderne) e che il ciclo costituito dai runot 31-35 tratta la vicenda di Kullervo, assai isolata tematicamente dalle precedenti e dalle seguenti, e la testimonianza che unire in un unico poema diverse gesta epiche significa spesso anche creare delle bizzarre accozzaglie. Kullervo, figlio di Kalervo, rimane orfano poiché suo padre e la sua stirpe viene sterminata dalle genti di Untamo in una faida; è proprio dagli Untamo che Kullervo viene allevato e, crescendo, inizia a mostrare un incredibile talento fisico e intellettivo, nonché una cattiveria fuori dal normale (che ricorda quella di Loki, divinità “malefica” e dispettosa del pantheon scandinavo germanico). Gli Untamo tentano di liberarsene, ma invano; non resta che affidarlo al fabbro Ilmarinen (un richiamo alla storia del norreno Sigurðr?), al quale il nostro Kullervo causerà un sacco di danni, non da ultimo la morte di sua moglie. Non mi dilungo sui fatti successivi e finisco col dire che Kullervo morirà suicida poiché, invaghitosi di una ragazza, viene poi a sapere che questa altri non è che sua sorella, che da piccola era stata abbandonata. Entrambi si danno la morte per la vergogna dell'incesto (un tema di fortuna indoeuropea elevata, se si considera anche solo per un istante la cultura greca e la lunga tradizione edipica), e Kullervo stermina anche la stirpe degli Untamo che lo ha allevato, prima di trafiggersi con la propria spada. Un suicidio che preserva l'onore e che risponde all'adeguata punizione secondo un sistema giuridico-sociale improntato sul valore dei legami di sangue e con una perfetta identità tra colpa e contrappasso, secondo corrispondenze ben precise, sia nella tradizione germanica che in quella ugro-finnica, tra etica e diritto.

Quella appena sintetizzata è la storia raccontata da “Eclipse”, il primo disco degli Amorphis dopo l’abbandono del vocalist Pasi Koskinen, al quale subentra Tomi Joutsen. Prima considerazione: la voce di Tomi batte dieci a zero quella di Pasi. Seconda considerazione: l’album è splendido. Non solo perché è un concept album incentrato sulle vicende di Kullervo, ma anche perché musicalmente è spontaneo, maestoso, ben prodotto e ben suonato, e realizza un connubio perfetto tra melodia e potenza. Una forte dose folk va a integrare, in maniera massiccia, le sonorità metal, manifestandosi particolarmente apprezzabile in certi brani che suonano quasi “popolari”, come “Brother Moon”, “Leaves Scar” e la radiofonica “House Of Sleep”, singolo apripista del disco e fortemente influenzato da reminiscenze hard-rock ottantiane. Particolarmente originale è, come al solito, lo stile di Holopainen, chitarrista della band, che fa largo uso, come in passato, di delay e wha-wha (infilandoli praticamente dappertutto); il suo stile è assai pulito e non si concede mai in lunghi e sterminati assoli, bensì si concentra su brevi ed efficaci melodie improntate su fraseggi folclorici. A dominare le composizioni sono anche le tastiere di Santeri Kallio, che accompagnano i riff centrali e ritmici sia nei passaggi più veloci che in quelli più intimistici, sino ad aprire brani splendidi come “The Smoke”. Grazie alle varie influenze e componenti musicali, l’album non è direttamente incanalabile in un unico genere, ma attraversa le atmosfere epiche e folk sino ad assumere venature progressive, mantenendo una chiara impronta melodic death dovuta anche al largo (ma intelligente) uso del growl da parte di Tomi, alternato alle clean vocals su tutti i brani.

Il disco, che ha raccolto pareri entusiasti da tutta la critica musicale, è la prova che si può attraversare transizioni anche difficili come quelle dell’abbandono di elementi storici di una band senza perderne in qualità. Anzi, gli Amorphis ci hanno pure guadagnato; lontani dalle brutture dei primi album, scevri del gracchiare di Pasi di “Far From The Sun” (il flop per eccellenza della band finnica), hanno coniato una formula d’oro dimostrando che il metal scandinavo estremo può raggiungere vette espressive intense e stili aggraziati che piacciono a molti. Complice di ciò, è sicuramente la melodia mantenuta come focus centrale, che si snoda in refrains orecchiabili e talvolta radiofonici. Così, secondo un'operazione compositiva seguita anche dai vicini Dark Tranquillity, gli Amorphis hanno preso, come si suol dire, "due piccioni con una fava": sono rimasti nella carreggiata delle coordinate metal (non deludendo i die hard fans) ma hanno potenziato la versatilità stilistica e melodica, accontentando anche chi, di metal vero e proprio, (virile, grezzo e muscoloso) non ne vuol più sentir parlare.

In appendice vi segnalo anche la bellezza del digipack, sia nell'artwork che nella presentazione generale.

VOTO: 8,5

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