Belfast

CD

H

2009
H

Segnalibro

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Dati

Rilasciato 2009
Formato CD
Tipo New Millennium / Present
Area Area Rock
Numero di dischi 1
Recensore Manuel
Genere Neoprog, Alternative Rock

Recensione

La cosa inizialmente più piacevole nel recensire dischi di bands emergenti è quella di non sapere assolutamente niente di loro; assaporare il cd prima a livello estetico, inserirlo nel lettore e premere play senza preconcetti. Se poi arriva un digipack ben curato e con un artwork splendido come quello dei Belfast, allora il piacere raddoppia. Ma andiamo per gradi.

Sulla copertina del disco troneggia una gigantesca "H", titolo dell'album. Cos'è? Abbiamo un indizio nel nome della band e nel titolo della quinta traccia del lotto, "Long Kesh". Long Kesh è una località dell'Irlanda del Nord, dove un vecchio campo di aviazione della RAF fu adibito a carcere per i detenuti senza processo dopo le baruffe dei conflitti tra Inghilterra e Irlanda. Nel 1976 l'inaugurazione di una nuova ala del mostruoso carcere, denominata "Maze" (labirinto), prevedeva l'edificazione di 8 enormi blocchi di cemento a forma di "H", chiamati "H-Blocks" e divenuti tristemente noti per le morti dei detenuti irlandesi, a seguito di scioperi della fame. Perdonatemi la parentesi storica, ma è importante per capire dove lo sguardo dei Belfast sia volto: all'area celtica e anglosassone, sia per motivi di identificazione solidale (con l'Irlanda, ovviamente) che per motivi musicali.

Giungiamo quindi alla proposta sonora della band. Già dall'opener "Never Wild" si capisce subito con chi si ha a che fare: emerge un mood patinato e oscuro, a tratti freddo, che, grazie a una batteria piuttosto sostenuta e a tappeti di tastiera teatrali e minacciosi, colpisce subito l'ascoltatore. E' una traccia splendida, ma, vedremo, nel corso dell'album riusciremo a sentire ancora di meglio. La successiva "Spleen" rievoca nella mia mente un'altra band, precisamente tedesca anzi bavarese, i Sylvan, non nota al grande pubblico come dovrebbe. Ma accanto ai Sylvan, le influenze presenti in misura massiccia nel sound dei Belfast sono sicuramente i polacchi Riverside, e tutti gli altri perfettamente anglosassoni: Marillion, Porcupine Tree, Coldplay, ultimi Anathema conditi dai Kean meno commerciali. Suoni malinconici e decadenti si sposano con melodie d'impatto; le tastiere, (piano, synth e theremin e che bello sentire usare ancora il theremin così), che cesellano melodie che si imprimono immediatamente in testa e hanno quel perfetto equilibrio tra malinconia e calore, costituiscono la percentuale maggiore dell'impasto sonoro e rivestono un ruolo di primaria importanza. Sono sempre le tastiere infatti, che, nella traccia "Leaves Have Fallen", gestiscono la melodia di apertura del brano che saremo "costretti" a canticchiare anche dopo l'ascolto. La voce, seriosa, un po' tragica e teatraleggiante, è perfetta per l'ambiente sonoro. L'attitudine più rockeggiante non viene dimenticata, e i brani conservano una propria linearità, energia e fruibilità nonostante le atmosfere siano l'elemento di maggior interesse della band, che non manca, talvolta, di strizzare l'occhio al post-rock senza abbracciarne la causa. Un mood decadente e malinconico pervade tutto il disco, che raggiunge talvolta altezze stilistico-emotive degne di nota e assolutamente sopra la media delle band cosiddette "emergenti": segnalo i pezzi più belli della proposta, oltre alla terza traccia, "Long Kesh" (appunto), "Belfast" (una ballata meravigliosa), "Down Below" (ancora fantastico il piano e il pezzo è molto energico e deciso...) e la conclusiva "Lubim Ta". "Lubim Ta" significa "Ti amo" in slovacco ed è una semplice ballad chitarra acustica, tastiere e voce con un testo molto sentito e personale, che, si apprende dal booklet, è dedicato a una certa Martina Meskova; una canzone d'amore semplice eppure molto efficace e poetica, imperniata concettualmente sulla capacità dell'amore di superare i confini, soprattutto quelli geografici.

Un disco perfetto? Forse. Ho fatto appello più volte alla mia cattiveria per trovare qualche punto debole a "H", ma non ci sono riuscito. Non conoscendo perfettamente la storia della band bergamasca, non so dire in quanto tempo "H" sia stato concepito e che storia abbia dietro di sé. Quello che so di certo, però, è che non mi sarei mai aspettato un disco così bello e confezionato così bene, con un artwork "post-atomico" e molto sentimentale; se avessi avuto la possibilità di ascoltare il disco e di acquistarlo, l'avrei fatto senza esitazioni. La mia personale copia di "H" finirà subito in macchina e girerà nel mio stereo per molto tempo, e per questo sono grato ai Belfast. E sono loro grato anche per avermi regalato una manciata di ascolti così piacevoli, che mi hanno dato l'impressione di non essere gli ultimi; poiché, guarda un po', il disco è pure longevo. Ma cosa manca?

Una cosa manca: voglio sapere se i Belfast verranno mai in Toscana, perché voglio andarli a sentire dal vivo. E magari pure fargli qualche domanda. Ottimo esordio, per il momento.
Ah, dimenticavo. Compratevi il cd, dal loro Myspace. Non è un messaggio promozionale, è un consiglio da un appassionato di musica.

VOTO: 8,5
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