Dati

Rilasciato Novembre 1992
Formato CD
Tipo Nineties / Past
Area Area Rock
Durata 1:05:10
Numero di dischi 1
Recensore Manuel
Genere Rock

Recensione

Siamo nel 1992 e i Bon Jovi escono con il loro quinto album: “Keep The Faith”, l’ultimo (senza contare la raccolta “Crossroad”) con il bassista Alec John Such. Un lavoro completo che unisce più sonorità, discostandosi dall’hard rock puro degli anni ’80. Tra le 12 tracce troviamo infatti brani rock n’ roll, pezzi potenti, ballate classiche e non, ma anche pezzi più impegnati sia musicalmente che a livello di testi.

Il primo brano si intitola “I Believe”. Parte con un fade-in e accordi di chitarra, prosegue poi con una rullata di batteria e l’urlo di Jon che dà il via alle danze. Parla dell’importanza di credere nei propri obiettivi e la convinzione di Jon nel ritornello dà forza e speranza a tutti noi. Un po’ debole l’assolo di chitarra che rallenta il ritmo della canzone. Nel complesso si rivela un buon brano di apertura il cui ritornello non fatica a rimanere in testa. Il secondo pezzo è la title-track “Keep The Faith”, e qui il livello si alza decisamente. La prima parte offre una posizione rilevante al basso che parte con il giro e lancia la tastiera e la voce. Pezzo grintoso che vede un David Bryan in ottima forma e un Jon Bon Jovi urlante ed energico. Punti di forza: i cori nel ritornello, l’assolo di chitarra sul quale è facile immaginarsi uno scatenato Jon danzante ed il bridge parlato che dà ancora più enfasi al ritornello successivo.  E via al rock n’ roll con la terza traccia “I’ll Sleep When I’m Dead”, pezzo accattivante, allegro e spensierato che esprime tutta la voglia di divertirsi ancora della band. A mio parere uno dei brani più belli dell’album.  La tastiera la fa da padrone con intermezzi tutti da gustare. Bello anche l’assolo di Sambora con un finale in wah-wah. Un brano non comune per i Bon Jovi è la gioiosa ballata “In These Arms”, il quarto pezzo dell’album.  Fresca ed energica parte con una sessione ritmica che imita un cuore pulsante d’amore. Risulta diversa dalle classiche ballads lente e melodiose ed il testo romantico ben si accoppia al ritmo sostenuto che non lo rende così un brano troppo sdolcinato. Ottimo lavoro. Ed eccoci giunti al pezzo forte: “Bed Of Roses”. Questa volta è una ballata più classica ma a mio avviso favolosa. Stupendo l’intro di chitarra che vede un Sambora appassionato: introduce un’atmosfera romantica e disperata al contempo ben resa dal pianoforte e dalla voce calda e struggente di Jon che offre un’interpretazione sentita. Il brano lascia ampio spazio all’espressione di tutti gli strumenti ed il testo rivela ancora una volta le doti poetiche di Jon Bon Jovi. Di grande effetto l’assolo di Sambora che ripropone i bending e le note lunghe dell’intro. Si cambia decisamente ritmo con il sesto brano: “If I Was Your Mother”. Pezzo hard rock, con un’iniziale chitarra fischiante che ci fa subito capire le intenzioni. Purtroppo però proseguendo si nota un indebolimento, soprattutto nel ritornello. La traccia numero sette è una chicca: “Dry County”. Il pezzo più lungo dell'album: 9 minuti e 53 secondi di ritmi e sonorità diverse. Un inizio lento di chitarra e tastiera spinge poi ad un ritornello più marcato. Il ritmo sale e scende di continuo e raggiunge il picco durante il secondo assolo di chitarra lanciato da una parte strumentale che aumenta l’ansia dell’attesa. Testo impegnato e piuttosto pessimista: forse una novità per i Bon Jovi. Dopo questo brano è ottima la scelta di introdurre una traccia più solare e disimpegnata: “Woman In Love”. Pezzo rock con chitarra in rilievo, orecchiabile. Intermezzo dell’album piuttosto piacevole e con un testo divertente. Non male l’inizio della nona traccia “Fear”: basso e sirene della polizia. Brano potente e veloce. Dura solo tre minuti, a mio parere un tempo giusto: il ripetersi del solo titolo per tutto il ritornello dopo un po’ stanca. Rieccoci ad un’altra ballad. “I Want You” è la traccia numero dieci. Brano molto orecchiabile. Accompagnamento all’inizio appena accennato e voce in rilievo. Il testo risulta un po’ banale ma nell’insieme il brano è d’effetto: ottimo per conquistare una ragazza!

Il penultimo brano è “Blame In On The Love Of Rock & Roll”, un’ode rock n’ roll alla musica. Divertente, da ballare e cantare a squarciagola! A mio avviso è un pezzo molto bello, potente e che ci riporta negli spensierati anni ’80. L’ultima traccia è “Little Bit Of Soul”. Particolare ed accattivante ha un sapore tipicamente rock n’ roll con un tocco di rock-blues come dimostrano i fraseggi di chitarra. Con un sound notoriamente apprezzato dal gruppo il brano chiude bene l’album e saluta il pubblico con un fade-out.

Personalmente ho conosciuto i Bon Jovi con “It’s My Life”. Mi era piaciuta e mi sono poi interessata di tutta la loro discografia. Tra i vari album di cambiamenti ce ne sono stati parecchi anche se un sound tipico bonjoviano rimane.  Bisogna dire però che, a mio avviso, il loro modo di suonare ha subito tre grandi variazioni significative: la prima negli anni ’80, caratterizzata da un suono più rock; l’ultima nel 2000 con “Crush” e seguenti che presenta un’evoluzione e anche un adattamento ai tempi; e quella in mezzo negli anni ’90, rappresentata da “Keep The Faith” per l’appunto e da “These Days”, segnata da brani nuovi e più impegnati.  In ultima analisi direi che “Keep The Faith” è un buonissimo lavoro, un album da avere per non rischiare di perdere una parte importante della carriera dei Bon Jovi.

VOTO: 8


Trackback(0)
Commenti (0)add
Si deve essere connessi al sito per poter inserire un commento. Registratevi se non avete ancora un account.

busy
Hits 125