Erem Davi Q
Un Sogno Diventato Irrealtà
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DatiRilasciato 2008Formato CD Tipo New Millennium / Past Recensione inviata Mercoledì 30 Giugno 2010 Area Area Debut Numero di dischi 1 Data edizione 2008 Recensore Manuel Genere Pop RecensioneNelle mie mani c’è un digipack ben confezionato con una copertina coloratissima, all’interno del quale si trova un altrettanto colorato booklet in cui, oltre ai testi dei brani, si trova una poco convenzionale biografia della band in alcune lingue: italiano, hindi, russo, francese, spagnolo, inglese e cinese. E’ il disco di debutto degli Erem Davi Q, band romana dal nome insolito, che si presenta, come avrete capito dalla breve descrizione estetica del prodotto, in un modo altrettanto inusuale che incuriosisce non poco colui che si appresta all’ascolto. Mille ipotesi vorticano nella mia testa, su tutte quella che si tratti di una band veramente speciale e non convenzionale, portatrice di uno stile musicale assolutamente originale e particolare.
Premo play e ascolto l’opener “Equilibri-Squilibri”, un brano che spazza subito via le ipotesi appena citate, in quanto si tratta di un normalissimo pezzo di alternative pop-rock nostrano, che strizza qua e là l’occhio ai Baustelle; le melodie frizzanti, il ritmo sostenuto, la verve del batterista, però, lo rendono un brano piacevole e immediatamente memorizzabile. Lo stesso mood permane nella successiva “Nuovi Battiti”, che appare però ancora più zuccherosa e smaccatamente pop, tanto da chiamare in causa il sound di gente come Velvet e Finley; soprattutto i Velvet sembrano essere un termine di paragone assai azzeccato per la proposta musicale degli Erem Davi Q, il che non è assolutamente una cosa positiva. Con la coppia “L’impressione Che Ho” e “I Miei Eroi” abbiamo due brani più rilassati, di cui il primo è assolutamente trascurabile poiché non comunica niente, mentre il secondo si rivela essere un po’ più interessante anche in virtù della sua struttura strumentale leggermente più articolata. Ci sono momenti più sostenuti dove le chitarre mostrano un’impronta più rock e graffiante (“Prima Di Venire”, “Marilleva”, “Levin”) e momenti più introspettivi alla Kings Of Convenience (“Maidan”, “Videoillusione”, “Uccidere-Sorridere”), che hanno tutti come minimo comune denominatore l’intenzione di fare musica semplice, accessibile e profondamente umile. Un’intenzione che si è perfettamente realizzata nei brani del disco, che lascia un forte amaro in bocca: gli Erem Davi Q giocano a fare i misteriosi, svelano poco o niente di sé, si mascherano dietro un booklet poliglotta e un artwork colorato e stravagante e poi suonano un tipo di musica assolutamente piatto e privo di originalità, che talvolta chiama in causa persino i Luna Pop che furono. Eccetto “Equilibri-Squilibri”, che ascolto con piacere, sono addirittura portato all’irritazione da alcuni brani, come l’orrida “Elementi” o le conclusive “Problematica 767” e “Strade Bianche”, privi di mordente e di melodie interessanti.
Intendiamoci, non sto dicendo che il disco sia brutto: sto semplicemente dicendo che è inutile e non aggiunge nulla di apprezzabile alla musica. Complici, forse, anche le linee vocali forzatamente volte, nel timbro e nell’esecuzione, a ricreare il solito suono sentito e ri-sentito dei vocalist delle band citate sopra (Velvet, Finley, e direi pure Verdena). Se preferite l’apparire all’essere, procuratevi il disco perché è ben confezionato; ma se preferite l’essere, lasciate perdere: un bellissimo artwork non fa necessariamente un bel disco così come l’abito non fa il monaco.
VOTO: 5
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