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DatiRilasciato Novembre 2003Formato CD Tipo New Millennium / Past Area Area Rock Durata 45:37 Numero di dischi 1 Recensore Manuel Genere Post-Rock RecensioneStrano aneddoto, quello legato ai texani Explosions In The Sky e forse molti lettori lo conoscono già. Non potevano sapere che, dopo aver dato alle stampe la copertina di “Those Who Tell The Truth Shall Die / Those Who Tell The Truth Shall Live Forever” (il loro secondo album), raffigurante un aeroplano con la scritta “This Plane Will Crash Tomorrow”, si verificasse uno degli eventi più drammatici dell’era contemporanea, ovvero l’attacco alle Twin Towers dell’11/09/2001. Gli statunitensi collegarono la copertina incriminata al nickname della band e il gioco fu fatto: scoppiò lo scandalo; uno scandalo che però li portò alla ribalta in maniera definitiva, consentendogli una visibilità fino ad allora mai avuta. Quando si dice l’ironia della sorte. Ciò che conforta subito i musicofili e gli appassionati veri, è che i ragazzi non sono diventati famosi unicamente per un’affaire “giornalistico”, ma per la qualità della loro musica. Del resto anche i Dream Theater ebbero delle grane, quando dovettero cambiare all’ultimo momento la copertina del loro “Live Scenes From New York”, che raffigurava proprio la Big Apple in fiamme; esattamente il giorno dopo dell’uscita del disco era l’undici settembre, le copie vennero ritirate dal mercato e si provvide prontamente a sostituire la mela col logo della band.
Nel 2003, superata la bagarre, i ragazzi ci consegnano un nuovo capitolo della propria discografia, che diventa subito un must per gli amanti del post-rock ed è di fatto il disco della loro consacrazione sulle scene. Interamente strumentale, a tratti claustrofobico ed estraniante, a tratti (in gran parte direi) dolce, malinconico e decadente, il lavoro presenta tutte le caratteristiche d’oro per entrare a far parte della storia del genere e rimanere una delle sue espressioni più alte e riuscite. Gli amanti dei Mogwai non avranno di che pentirsene e potranno aggiungere alla propria collezione questa gemma, che come gli altri dischi del filone dà il suo meglio se ascoltata in momenti di riflessione, calma o raccoglimento. L’intimità del disco richiede un’intimità anche con l’ascoltatore e addirittura tra la mente e le orecchie del medesimo: mettete il disco in cuffia, di notte, sdraiati sul letto; ascoltatelo d’inverno, o in una giornata autunnale piovosa mentre guardate fuori dalla finestra. Il fascino delle note (la coinvolgente “The Only Moment We Were Alone” per esempio), dei titoli, dell’artwork, delle atmosfere che la musica riesce a creare vi rapirà e vi farà suoi per 45 minuti.
Il tasso “emozionale” della proposta è elevato (l’aggettivo è da intendersi in senso molto ampio, chi ama il post-rock mi capirà), ed è grazie a dischi così che per meno di un’ora, qualsiasi volta lo vogliamo, possiamo credere davvero che il mondo in cui viviamo non sia soltanto “un luogo freddo e privo di vita”.
VOTO: 8
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