Green Bricks
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DatiRilasciato 2009Formato CD Tipo New Millennium / Present Recensione inviata Lunedì 28 Giugno 2010 Area Area Rock Numero di dischi 1 Data edizione 2009 Recensore Manuel Genere Ska Recensione
Chi l’avrebbe mai detto. Almenno San Bartolomeo, in provincia di Bergamo, si tinge di verde: è da lì che proviene questa band, ma forse dire “band” è riduttivo e allora diremo “orchestra” (visto che sono otto elementi e che nello ska è più corretto parlare di orchestre che di gruppi, un termine di derivazione rock), di ragazzi devoti in tutto e per tutto allo ska. Il dischetto, dal semplice titolo “Green Bricks”, nome dell’orchestra bergamasca, contiene cinque pezzi ed è il frutto di un lungo lavoro, che risale ai tempi del liceo, periodo in cui i Green Bricks hanno deciso di diventare tali. Immaginate un paesello bergamasco, con le sue tradizioni e la sua realtà senza dubbio assai lontana dalle atmosfere latineggianti che il dischetto trasuda: è la riprova che lo ska, quello vero e non l’ibrido ska-punk che tanto ha successo negli States, attecchisce bene ovunque e persino nei posti più impensabili. Certo, lo ska è ed è sempre stato, almeno da noi, una moda; e se piace così tanto, è anche per le tematiche sollevate (ribellione, consumo di droghe leggere, atteggiamenti libertari, terzomondismo, ecc.) e non da meno per la sua capacità di far ballare e di creare l’atmosfera festaiola che tanto piace. Stilemi ben conservati anche nel presente lavoro, che si fa notare per allegria ed energia. Non per originalità, ma del resto è noto a tutti che lo ska è così, prendere o lasciare.
Il mio problema è che, lo dico candidamente, non sono mai riuscito a includere lo ska nel vasto spettro dei generi che ascolto; mi irrita, non riesco a tollerarlo per la sua attitudine sfacciatamente pacchiana e per quel velleitarismo pseudo-politico che invece riscuote così tanti successi (ma soprattutto fra i giovani, e non a caso). E’ un compito un po’ oneroso, perciò, per me, parlare di un album ska; ma non per questo voglio cadere nel tranello della facile ottusità musicale liquidando i Green Bricks con un “la vostra musica non mi è mai piaciuta e quindi avete fatto un cd privo di valore”: se il mio compito è recensire, tento di assumere un’ottica obiettiva e distaccata.
Ed è dalla mia ottica distaccata che vi formulo il mio giudizio sul dischetto: lo consiglio vivamente agli amanti del genere, sia di quello più “tecnico” e “signorile” dei Tokio Ska Paradise (l’unico act ska che riesco a rispettare anch’io), sia di quello annacquato di Giuliano Palma, a cui i Green Bricks assomigliano molto. E poi i ragazzi sono bravi, suonano bene e mettono passione in quello che fanno: è una dote che va riconosciuta e apprezzata. A tutti gli altri, chiaramente, che la pensano come me, sconsiglio l’album. Gli amanti dello ska, però, non ne resteranno delusi e incoraggeranno otto ragazzi bergamaschi (carina l’idea di aggiungere un pezzo in dialetto, “Daga Det”) a proseguire per la loro strada e a realizzare magari qualche sogno in più.
Promossi, quindi, ma solo per gli amanti del genere.
VOTO: S/V
P.S. = Per la prima volta su Jamyourself, la recensione non ha un voto numerico. Questo a causa di quanto ho affermato nel secondo capoverso; non amando lo ska non posso valutare numericamente un cd del genere e credo che il miglior modo per conoscerlo sia leggere quanto ho scritto sopra.
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