New Disorder

CD

Hollywood Burns

2010

Dati

Rilasciato 2010
Formato CD
Tipo 2010 / Present
Area Area Debut
Durata 33:00
Numero di dischi 1
Recensore Manuel
Genere Alternative Rock

Recensione

L’Urbe, forse in virtù anche della propria grandezza, produce incessantemente realtà musicali sempre nuove. L’ennesima che ha contattato la nostra redazione si chiama “New Disorder”, un nome che mi strappa un sorriso perché mi sembra una parodia dei New Order; fortunatamente non si tratta di questo e inoltre la musica è molto distante da quella della gloriosa synth-pop band britannica. I cinque romani si presentano con questo dischetto dal titolo che è una dichiarazione di guerra (“Hollywood Burns”) e si ritengono una band che intreccia influenze emo-core, metal e alternative rock. Alle mie orecchie, però, c’è molto di più.

E’ una sensazione strana quella che mi pervade quando ascolto questo disco. L’opener “Sick Feeling As You” mette in evidenza una voce ispirata a quella del vocalist dei Muse e uno stile strumentale fortemente influenzato dal progressive rock. Stilemi progressive pervadono anche le altre tracce, come la successiva “Escape”, dove nella strofa le linee vocali “museggianti” proseguono, ma nel bridge e nel refrain sfociano in tonalità che mi ricordano l’ambiente power metal melodico italiano, di gente come Labyrinth e Vision Divine. Voi direte a questo punto, ma che c’entrano le band citate l’una con l’altra? Niente, ed è proprio questo il bello, perché la proposta musicale dei New Disorder è personale e variegata e fortunatamente non può essere ricondotta a un unico genere o stile: un punto, per le mie vedute musicali, decisamente a loro favore. Anche nei brani più lenti, come “Another Hero To Save”, l’alone metal melodico (ecco, la voce di Fran a volte mi ricorda quella di Titta Tani dei DGM) non se ne va e inzuppa il sound del gruppo. Quando, giunto all’ascolto della quarta traccia penso di aver capito ormai come la storia andrà a finire, scopro di sbagliarmi: “Last Breath” è un pezzo che potrebbe essere scritto dai Queens Of The Stone Age, con forti influenze stoner che poi nel refrain ritornano a chiamare in causa il metal melodico. In “Break Out To Disorder” la chitarra si divide tra linee “tirate” e passaggi neo-progressive mentre la voce imita ancora i Muse. Il disco prosegue fino alla finale “Escape Pt. II”, conservando tutte le influenze succitate e non introducendone di nuove.

Forse chi legge non avrà capito niente; cerco di essere più chiaro dicendo, anzi sentenziando, che il disco in questione è il prodotto di tutto l’amalgama di stili musicali citati sopra e che si caratterizza in una forte eterogeneità ricondotta in una sorprendente omogeneità. Gioco di parole? Può darsi. Fatto sta che i New Disorder riescono ad assorbire influenze molto diverse tra loro e impastarle così intelligentemente e spontaneamente che sono riusciti ad essere quello che molte band, soprattutto emergenti, non sono: personali. Bravissimi.

VOTO: 7

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