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DatiRilasciato 1991Formato CD Tipo Nineties / Past Area Area Pop Numero di dischi 1 Recensore aluccia Genere Songwriter RecensioneChi non ha mai sentito parlare della vie en rose? O sentito canticchiarne qualche nota? La cantante-autrice di questa canzone fu la cantante, ancora oggi, la più celebre di tutta la Francia: Edith Piaf. Questo motivetto intitolato "la vie en rose" (la vita in rosa) risale al lontano 1945, periodo in cui Edith Giovanna Gassion o meglio conosciuta Edith Piaf (piaf in gergo parigino significa passerotto) per la sua fantastica voce, un dono che dalle strade di Belleville, quartiere malfamato di Parigi, la portò a diventare una delle cantanti più famose del mondo, pemettendole di sfondare non solo in patria ma anche, e soprattutto, in America ottenendo un importantissimo contratto con l'ABC. Questo album intitolato "The very best of Edith Piaf" e tradotto in America come "The voice of the Sparrow", comprende tutti i successi più conosciuti della carriera di Edith Piaf compresa all'incirca tra la metà degli anni 30 del '900 e pochi mesi prima della sua morte (1963). L'album si apre con la canzone "La vie, l'amour", canzone non propriamente scritta da lei, ma in cui viene descritto come si "comporta" la vita nei confronti dell'amore (es "l'amour c'est la vie et la vie c'est l'amour, sans l'amour c'est pas la vie.."). Il pezzo non è solo un modo gioioso e allegro per preparare gli ascoltatori alle altre 22 canzoni successive bensì un'introduzione di appena, 1 minuto e 50 secondi, alla canzone più famosa e significativa del best of, la canzone menzionata sopra: "La vie en rose". Quest'ultima scritta dalla cantante stessa con l'aiuto del fidato pianista Louis, nel 1945. La canzone intitolata in un primo momento "les choses en rose" venne cambiata in "voire la vie en rose" e poi in "la vie en rose". Il titolo si può tradurre in italiano con "vedere tutto in rosa", più profondamente vista come l'ottimismo, il vedere tutto chiaro e definito, la mancata preoccupazione per il futuro e per quello che verrà unito alla sempre viva credenza della Piaf nell'amore, in quell'amore ingenuo che le permette di vedere la sua Parigi tutta in rosa. La vie en rose divenne ben presto la canzone romantica per eccellenza e chissà, forse è proprio per questa sua caratteristica che viene ricordata con così tanto affetto ancora oggi. Da ricordare che venne reinterpretata più volte da cantanti del calibro di ; Petula Clark; Dalida; Marlene Dietrich; Céline Dion; i tenori José Carreras, Placido Domingo e Luciano Pavarotti, sotto la direzione del direttore d'orchestra Zubin Mehta; Ella Fitzgerald; Grace Jones; Cyndi Lauper; Mireille Mathieu; Yves Montand; Dean Martin; Amalia Rodrigues; Donna Summer; Milva; Bobby Solo (che la incise con un testo in italiano nel suo album omonimo). Alla canzone venne conferito il Grammy all of Fame in 1998. L'album continua con una canzone molto simpatica, con un motivetto più che allegro dal nome "Milord" scritta nel 1959 da Monnot-Moustaki. Milord significa signorino, nella canzone una ragazza del porto, probabilmente una prostituta, incontra ,appunto, un signorino dell'alta società con il quale scambia due chiacchiere e lo invita insistentemente ad approfittare della sua compagnia malgrado quest'ultimo abbia già una compagna. L'album continua con canzoni come "Le vieux piano", "Comme moi", "Toujours aimer", fino ad arrivare a una delle canzoni, a mio parere, più bella di Edith Piaf "Mon manege a moi". Quest'ultima, scritta in collaborazione con Yves Montand, é un vero e proprio inno all'amato. Basti pensare alle sue prime frasi "Tu me fait tourner la tete, Je suis toujours à la fête, Quand tu me tiens dans tes bras, La terre n'est pas assez ronde, Pour m'étourdir autant que toi...", "tu mi fai girare la testa, sono tutti i giorni ad una festa quando mi tieni tra le tue braccia, la terra non è abbastanza rotonda per stordirmi tanto quanto te..". La canzone successiva è stata scritta da Edith in America, ispirandosi al suo amante Marcel Cerdan, pugile di Casablanca. La canzone in questione si ntitola "Mon Dieu" ("Mio Dio") e non è altro che una supplica a Dio di non far allonare per troppo tempo il suo amore, Cerdan, poiché Edith potrebbe morire di nostalgia per la sua mancanza. Adesso è il turno dell'inno all'amore per eccellena, appunto, "L'hymne all'Amour". Niente da dire su questa bellissima canzone: una donna disposta a tutto pur di amare e di essere amata dal suo uomo, una donna che supplica la vita di non portaglielo mai via, una donna che non si inchinerebbe ad alcun problema se gli fosse permesso di avere sempre al suo fianco l'uomo della sua vita e una donna che spera che l'eternità coroni l'unione con il suo amato. La quindicesima canzone del best of racchiude in sé la vera vita di Edith Piaf. La canzone s'intitola "Non,je ne regrette rien"cioè "no, non mi pento di nulla"; é stata composta dalla Piaf in collaborazione con Dumont. "Je ne regrette rien" fu il congedo della Mome Piaf in attesa di guarire, fu da quest'ultima cantata all'Olympia di Parigi, viene considerata inoltre il simbolo della vita tristissima della cantante che, dopo una vita di dipendenze legate ad alcool e droghe pesanti vuole ricominciare da zero senza rimpianti del suo doloroso passato. Purtroppo però il sogno di Edith di tornare a cantare questo grido di un nuovo inizio su un palco, dopo il 1960, non fu esaudito, infatti, scomparve 3 anni dopo. Si susseguono poi altre canzoni molto famose, che non fanno altro che ripercorrere la, breve ma florida, carriera di Edith. Le più importati, sia come successo che come significato, sono: "L'accordeoniste", "Sous le ciel de Paris" e "Padam padam" scritte tutte nel decennio tra il 1950 e il 1960 con la collaborazione dei fidati pianisti o musicisti che hanno accompagnato la cantante in tutti i suoi successi. E' chiaro che esistono moltissime altre canzoni, altrettanto belle e altrettanto famose di Edith Piaf che non sono menzionate in questo album. Il best of di Edith Piaf vuole raccogliere solo dei pezzi della sua carriera. Non dimentichiamoci, però di brani come "Mon legionaire", "A quoi ca sert l'amour", "Les mots d'amour", "Le droit d'aimer" e tantissime altre. Per pressoché ognuna delle canzoni che hanno riscosso un gran successo negli anni del boom della Piaf (tra 1930 e 1960) venne fatto un disco in vinile e lo stesso vale per ogni serata di successo che sia stata all'Olympia, all'ABC o in qualunque altro teatro che avesse ospitato il grido d'amore del passerotto-piaf. VOTO: 7
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