![]()
Segnalibro |
DatiRilasciato Settembre 1975Formato CD Tipo Seventies / Past Area Area Rock Durata 44:28 Numero di dischi 1 Recensore Manuel Genere Progressive Rock, Psychedelic Rock RecensioneConcept album dedicato interamente al primo chitarrista e singer dei Pink Floyd, il leggendario Syd Barrett, personaggio enigmatico, chiave del suono innovativo della band, che formò insieme a Roger Waters (compositore e bassista del gruppo), inventore dello spettacolo di luci e suoni, genio assoluto e come lo immortalò questo favoloso disco del 1975, “Splendido diamante pazzo”! Il disco precedente “The Dark side of the moon” del 1973 e la successiva tournée avevano lasciato i Pink Floyd esausti ed un po’ a corto di idee nuove, ma con alcuni inediti nel cassetto, che già preannunziavano un nuovo successo mondiale. Le sessions di “Wish you were here” furono difficili, addirittura una “tortura”, come affermò in seguito lo stesso Waters, con David Gilmour preoccupato più ad elaborare il materiale esistente, che a creare nuovi brani e il batterista Nick Mason sempre più apatico a causa del fallimento del suo matrimonio. La suite di “Shine on you crazy diamond”, fu divisa a metà, per dare spazio nel mezzo a tre nuove canzoni. Questo fu causa di conflitto e forse l’inizio della famosa controversia tra Gilmour e Waters, che porterà anni dopo allo scioglimento della band. Al problematico processo di registrazione si unì la comparsa, quasi in stile “deus ex-machina”, di Syd Barrett, durante le prove, ma ben lungi dal risolvere la situazione già abbastanza pesante, bensì per complicare ed aggravare ulteriormente le cose. Grasso e con i capelli e le sopracciglia rasate, si presentò agli Abbey Road Studios, tenendo in mano un sacchetto di plastica e con l’aria vagamente assente. Nessuno in principio lo riconobbe, pensando che fosse semplicemente un impiegato della EMI. Quando fu certo che si trattava di Syd Barrett, molti tra cui anche Roger Waters, non poterono trattenere le lacrime! In un delirio costante, dichiarando di essere ingrassato per abuso delle cotolette di maiale conservate nel grande frigorifero di casa sua, arrivò ad offrire alla band i suoi propri servigi, affermando di essere pronto per tornare in scena. Però quando poi ascoltò le sessions del nuovo disco si lamentò, che il materiale gli sembrava abbastanza obsoleto e non mostrò nessun ulteriore interesse di contribuire al progetto. Successivamente invitato alla festa di nozze di David Gilmour, che si teneva in una sala della EMI, scomparve misteriosamente senza salutare e senza lasciare traccia del suo passaggio, quasi come un moderno Fantasma dell’Opera. Nessuno lo rivide più fino al giorno della sua morte nel 2006. La presenza di Barrett influenzò i Pink Floyd fino alle note finali del disco riprendendo il ritornello di “See Emily Play”, cavallo di battaglia di “Diamond Syd”. Il lungo e tedioso processo passò per “Welcome to the Machine” e “Have a Cigar”, un dichiarato attacco all’industria discografica, con frasi polemiche inserite nel testo tipo “We told you what to dream” (Ti abbiamo detto cosa sognare) o “By the way, which one's Pink?" (a proposito chi di voi e’ Pink?), fatto risalente al 1967, quando firmando per la EMI, l’impresario credeva che il leader del gruppo era un certo Mr. Pink e di cognome Floyd. Un cambio di stazioni radio porta fino alla ballata “Wish you were here”, dove celebrissimo assolo di Gilmour a parte, si rimaterializza ancora una volta il fantasma di Barrett, con “Desidero che tu fossi qui”, fino a scomparire nel nulla nel ritornello delle note finali. Numero 1 in Inghilterra e negli Stati Uniti, questo concept album concepito inizialmente con i ritagli delle sessions precedenti, si può considerare miracolosamente ben riuscito e forse miracolosamente un capolavoro! Forse Syd Barrett non si sbagliava a considerarlo obsoleto, perche’ in fondo “Shine on you crazy diamond” ricorda un po’ le suite dei Pink Floyd inizio anni ’70, tipo “Echoes” o “Atom Heart Mother” per intenderci. In ogni caso Gilmour aveva avuto il tempo di sviluppare la sua tecnica chitarristica e l’uso di alcuni sintetizzatori avevano creato il sound necessario per farne una pietra miliare nel mondo della musica pop rock. Forse e’ stata proprio la veloce e drammatica visita di Barrett a dare a questo caos il tocco di genialità, per trasformare quello che forse sarebbe potuto essere un disastro in un opera d’arte, vagando nel tempo e nello spazio, l’ultimo grande contributo di “Syd diamante pazzo Barrett”, prima di perdersi negli squallidi reportage e furti di video e foto di qualche anno prima della sua morte.
VOTO: 10
Trackback(0)
Commenti
(0)
Si deve essere connessi al sito per poter inserire un commento. Registratevi se non avete ancora un account.
|
43













