Telemark

CD

La Sicurezza

2009
La Sicurezza



Segnalibro

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Dati

Rilasciato 2009
Formato CD
Tipo New Millennium / Present
Area Area Pop
Numero di dischi 1
Recensore Manuel
Genere Synth-Pop, Indie-Pop

Recensione

Telemark” è il nome di una delle regioni meridionali della Norvegia, precisamente di una zona piuttosto tranquilla, remota, che si estende dall’altopiano Hardangervidda (bellissimo, andateci) fino alla costa. Mi sono quindi chiesto perché la band marchigiana abbia scelto proprio questo monicker; vi cito la risposta dal myspace: “Telemark e' una regione della Norvegia, Telemark e' un luogo geografico dell’immaginario situato più a nord dell’odierno panorama musicale”. Come potete leggere, non c’è un preciso nesso logico tra la regione norvegese e la band, né tantomeno tra la Norvegia e la proposta musicale dei ragazzi, un synth-pop piuttosto pacchiano e morbido. Sembra che il richiamo al Telemark sia una malcelata voglia di evadere dalla realtà e dai confini nazionali, e soprattutto dal nostro stretto e angusto panorama musicale, così pregno di band di poco valore e di cantantucoli da strapazzo. Ok, chiudo la parentesi geografica, anche se in realtà la questione è piuttosto interessante perché in qualche modo la scelta del nome è anche una scelta concettuale e una presa di posizione piuttosto netta. Leggiamo infatti oltre nel myspace (parafraso, stavolta) che i ragazzi vogliono proporre una musica lontana dalla logica del music business e dal mero consumo, concentrandosi sulle emozioni e sul potere creativo delle note. Ed ecco che il tutto allora si tinge di un che di “politico”, riproponendo la vecchia storia della band che vuole evitare e sradicare il music business senza riuscire però, ovviamente, ad evitare di consegnarvisi, poiché è l’unico modo per tirare a campare e raggiungere gli ascoltatori sparsi nel globo. Utopia? Beata adolescenza? Forse un insieme di tutto questo, ma lasciamo la questione in sospeso (perché forse non merita pensarci così tanto) e parliamo della musica (visto che Jamyourself è un sito di musica) contenuta in “La Sicurezza”, dischetto licenziato alle stampe nel marzo del 2009 e, di fatto, primo full-lenght dei Telemark. Teniamo comunque a mente, durante l’ascolto dei brani, quest’attitudine indie e alternativa ricercata a tutti i costi, in maniera sicuramente forzata e molto, molto provinciale (dello stesso provincialismo che i Telemark vorrebbero sconfiggere sul piano musicale).

 

Subito dopo aver premuto play, ascoltiamo un synth che ci riporta immediatamente a una “586” dei New Order (prendetelo come un gran complimento!), che viene però subito infangata da liriche velleitarie (le solite critiche “al sistema”) e da una pedissequa imitazione dei Subsonica. Come già mi espressi parlando, tempo fa, di “Viola” dei D-Synth, sembra che le band italiane legate alle sonorità elettroniche non riescano a scrollarsi di dorso l’ombra ingombrante dei Subsonica, ai quali è sacrificata anche la seconda traccia di questo platter, “Sveglia!”. Sembrano tutte copie di “Discoteca Labirinto” o quelle robe là, insomma, in tutto e per tutto, nelle liriche, nelle linee vocali (scandalosamente identiche a quelle di Samuel), nei beats e nei campionamenti. Purtroppo la clonazione prosegue anche con le successive “Motelhouse”, “Sottile” e “Alter-Ego”; respiriamo un poco con “Solo Coi Gesti”, primo perché propone atmosfere più gradevoli e intime e meno pacchiane, secondo perché si avvale di sonorità leggermente più vintage e meno “subsonichiane”.  Qua e là spunta anche, ma forse è un’impressione solo mia, il fantasmino dei Litfiba di “Infinito”, di cui sento una forte eco in “The Sun”, vuoi per le linee vocali un po’ alla Pelù, vuoi per le chitarre un pochino “renzulliane”. Il problema sono ancora le liriche: “cerco la bellezza chiusa nelle cose semplici”… Mio Dio. Non posso parlare in maniera estesa delle tracce successive, perché la musica dei “Telemark” è così omogenea che in fin dei conti tutto quanto espresso nei primi brani si ritrova spiccicato identico nei successivi: segnalo comunque il carino andamento di “In Fuga”, un po’ più incalzante e ritmata, e il beat quasi house (molto bello) di “In Crescita”, che fa coppia con “Solo Coi Gesti” e riesce a farsi ricordare con più piacere delle tracce che la precedono.

 

Il risultato è che i Telemark si avvalgono di una strumentazione intelligente e ben sfruttata, poiché sono convinto che se il disco fosse interamente strumentale mi sarebbe piaciuto, da amante dei synth quale sono. Il problema sono i testi, sciocchi, banali e forzati (se fossero stati scritti da dei giovanissimi avrei capito, ma da degli adulti no, mi dispiace) e le linee vocali, non perché la voce di Antonio Dall’Acqua sia brutta, anzi; ma perché è usata a mo’ di clonazione dei Subsonica in maniera ossessiva e perpetua. La mia stretta di mano va invece a David Faretti, che ha usato intelligentemente il repertorio elettronico e lo invito, qualora non lo faccia già, a intraprendere una carriera parallela da solista, dedicandosi al synth-pop o all’electro, sicuramente lo farebbe con risultati apprezzabili. Proseguendo con i pregi, cito l’artwork, molto ben carino e realizzato, e poi devo purtroppo passare ai difetti: basta, vi prego basta con l’attitudine alternativese tricolore, è una cosa che va a danno della buona musica; centinaia di band italiane, che sarebbero capaci sul piano musicale (come lo sarebbero i Telemark), si rovinano sciorinando una banalità dopo l’altra nei testi, mettendo sempre di mezzo una pseudo-politica e una pseudo-frustrazione sociale che infangano quel poco di buono che si potrebbe salvare. Quando molte realtà italiane capiranno che fare musica significa semplicemente fare musica e non doversi mostrare spesso per quello che non si è, cioè “diversi” o “alternativi” (ma da chi e rispetto a che cosa? Cerchiamo di crescere, su), la situazione globale nazionale migliorerà. Apprendete dalle lezioni d’Oltremanica: band storiche come Rolling Stones o Pink Floyd erano alternative senza volerlo essere, semplicemente perché quello era il loro autentico modo d’essere e riuscivano a rompere le convenzioni senza passare per lattanti viziati e coccolati che si ribellano al nido familiare (come facciamo invece noi italiani, eccezion fatta per l’immortale Fabrizio De André). Lo stesso implacabile monito valeva per gli Zetema e vale anche per i Telemark: questi atteggiamenti non pagano con tutto il pubblico, ma solo con una parte di esso. Finiamola con questa hype, è roba da teenagers. E se lo scrivo è perché ascoltare da voi delle buone idee e sentirle rovinare così, mi crea un grosso dispiacere.

 

VOTO: 4,5

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