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DatiRilasciato Ottobre 2009Formato CD Tipo New Millennium / Present Area Area Rock Durata 1:17:54 Numero di dischi 1 Recensore Manuel Genere Progressive Rock RecensioneIl progressive rock degli anni ’70 rivive in splendida forma nei Flower Kings capitanati dall’inossidabile Roine Stolt e in tutti i miliardi di progetti ove questi è coinvolto: nei Kaipa (che ormai ha però abbandonato), nei Tangent, nei sounastoriaiocomesichiamano (sono troppi per poterseli ricordare) e nei Transatlantic, che però ben lungi da essere un mero side-project del chitarrista svedese sono in realtà un supergroup nello spirito che Emerson Lake & Palmer inaugurarono molti anni orsono. A far bollire l’immenso calderone musicale che nuovamente ci propinano ci sono, oltre a Stolt, zio Mike Portnoy, Pete Trewavas e Neal Morse. Ho sempre nutrito il dubbio che i Transatlantic siano un progetto troppo studiato a tavolino (come molti altri del resto), del resto perché Trewavas, che coi Marillion suona ormai tutt’altro, dovrebbe voler propinarsi linee di basso chilometriche e complesse spiattellate su dischi che rasentano i 100 minuti di durata? Ad ogni modo, i musicisti sono tutti bravi, bravissimi, preparatissimi e la musica che hanno finora composto è bella e il nuovo disco, “The Whirlwind”, non fa eccezione. La produzione del resto è eccellente, i suoni di batteria di Portnoy sono fantastici e spesso meglio di quelli dei Dream Theater più recenti, Stolt suona da Dio (mi piace molto il suo stile bluesy) eccetera eccetera. L’opener “Overture” è bellissima, le parti strumentali sono molteplici e molto tecniche ma inzuppate di melodia, si imprimono bene in testa e si canticchiano, e lo stesso discorso vale per le tracce successive, sia per gli episodi più rock come “Lay Down Your Life” che per quelli più calmi, corali e progressivi come “A Man Can Feel” o “Rose Colored Glasses”.
Bravi bravi, tanti applausi, ma ci sono dei problemi e sarebbe da sciocchi non tenerne di conto. A cosa serve tutto questo? A fare soldi? A divertirsi? A intrattenere? I Transatlantic ce lo devono spiegare, perché il disco nuovo è esattamente uguale ai precedenti ed è un immenso calderone di materiale: 20 brani (di cui molti lunghissimi), ennesimo concept il diavolo sa su che cosa (non mi interessa) e via dicendo; se conoscete gli album precedenti e ascoltate anche i Flower Kings sapete già cosa ascolterete sul dischetto appena sfornato dai nostri. E poi Stolt, eccellente musicista, ma come fa a gestire mille band, peraltro anch’esse tutte uguali, dove lo trova il tempo, dove le energie? E Morse: mio Dio, Neal Morse, che ci ha voluto insegnare i prodigi della religione, far vedere quant’è bravo ad essersi convertito finalmente per pulirsi la coscienza come migliaia di italiani e di americani (mi riferisco al concepì album che rilasciò, come solista, anni fa, dal titolo “Testimony”, mi pare)… Suona le tastiere sempre nello stesso identico modo, ha due tonalità di voce (una incazzata e l’altra semi-gospeliana) che modula sempre nella stessa maniera…E i suoi testi parlano sempre di Dio, del miracolo della sua esistenza, di com’è bello il creato… E nelle foto dei booklet (almeno non in questo però) appare sempre coi bambini, con la moglie…Patetico. Sembra di vedere le foto di Barack Obama o di Bill Clinton: pure american style.
Insomma, la qualità del lavoro è eccelsa ma io mi sono rotto le palle. Troppa carne messa al fuoco, e per giunta da musicisti che hanno troppi progetti in cantiere e che se continuano così sforneranno un disco al mese. Ascolto i Flower Kings e mi sembrano i Transatlantic, che mi ricordano i Kaipa, che mi sembrano i Genesis, che mi rimandano ai Flower Kings…E’ un circolo vizioso, dal quale c’è da uscire. Basta, datevi una regolata: adoro, divinizzo il progressive rock, ma quand’è troppo è troppo; arrivo all’ascolto dell’ottava traccia e non ce la faccio più, ho il fiatone, mi tocca spegnere il lettore. Vi do giusto la sufficienza (e un gocciolino di più) perché avete imparato bene a memoria la parte che interpretate da anni, sempre la stessa. La prossima volta scrivete meno brani, più corti e perlomeno diversi da quelli di prima.
Questo non significa che a molti l’album piacerà; del resto un po' piace anche a me, ma non riesco ad ascoltarlo tutto perché mi annoio e mi innervosisco. Ce ne fossero di musicisti così in circolazione, per carità, ma proprio in virtù del loro inarrivabile livello mi aspetto qualcosa “di meno”, nel senso di meno roba ma più ispirata. Concedetevi una pausa più lunga e più fruttuosa, e suonate solo quando avete veramente qualcosa di nuovo da dire.
VOTO: 6,5
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