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DatiRilasciato 2009Formato CD Tipo New Millennium / Present Area Area Debut Numero di dischi 1 Recensore Manuel Genere Blues-Rock, Funky RecensioneNapoletani, nati da un’idea del batterista Frank Dedo, i Without Shame si presentano musicalmente proprio così, come il loro nome, schietti, senza peli sulla lingua né vergogna, e fanno bene. Ciò che esce dalle loro teste e dalle loro mani è un blues influenzato dal rock e dal funk, molto groov-oriented e decisamente ben miscelato e fresco, diretto e senza troppi fronzoli. Il batterista Frank si dimostra piuttosto vigoroso, e brilla di luce propria accanto alle altre due “stelle” della band: il chitarrista Mario Sagliocchi (veramente un bel modo di suonare, tirato, bluesy, ma articolato negli assoli) e la vocalist Rosanna Punziano, una delle più belle voci che mi sia capitato di sentire ultimamente nel panorama italiano.
Gli ingredienti di base sono questi, una sezione ritmica tirata e decisa, un chitarrista fortemente improntato sul blues-rock con accenni funky e sporadici assoli al fulmicotone, e un timbro vocale, quello di Rosanna, molto caldo, aggressivo e rotondo, come se, mi si permetta l’accostamento forse un po’ naif, esistesse una trasposizione nel canto delle caratteristiche di un vino deciso e ricco di sapori come un Primitivo di Manduria. Molto bello l’incipit “How Many Time”, e sopraffina l’interpretazione vocale nella successiva “How I Make”, tenue e calda song che sicuramente farà scintille se suonata in un club magari in un setting più intimo. Ascoltando il disco ci si accorge come la rabbia sprigionata dalla band si sappia anche, all’occasione, stemperare, in funzione della creazione di brani più radiofonici, conditi, come nel caso di “Without You”, dai fiati, che conferiscono quel tocco di classe in più. Ottimo l’uso di Frank del Charleston in “Highway Blues”, un classico blues-rock che colpisce per la sua immediatezza; buono l’arpeggio iniziale di chitarra condito da armonici che apre “The Memory Of Old Man”, e pure la ritmica funky (con uno scoppiettante slap di basso di Carmine Iossa) di “Dust To Dust”. Mi piace che la band sia riuscita, in un genere talvolta un po’ piatto e sempre uguale come il blues, a trovare piccole soluzioni alternative per far sì che l’ascoltatore non si annoi troppo nell’ascolto completo del loro lavoro.
Due raccomandazioni: 1) Attenzione alla lingua inglese. Se “How I Make” è la traduzione di “Come faccio?”, è sbagliatissima. Presentarsi con una buona padronanza della lingua inglese è obbligatorio se si vogliono allargare i confini e i target della proposta. Lo stesso dicasi del titolo della quinta traccia, dove manca un articolo e il senso non è chiaro. E "è la vita" non si dice "It's Life" ma "That's Life". Attenti! 2) Mi scrivete che state lavorando a un singolo reggae in italiano per l’estate 2010. Non lo fate. Capisco che ci sia bisogno di procacciarsi il pane, ma un’ottima band come voi a fare la parodia di Giuliano Palma proprio non me la so immaginare!
Ottimo lavoro! Voto: 8
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